Uomo che saluta - olio su tela 1996

Uomo che saluta - olio su tela 1996
Esposto nel 1997 (c'era quel coniglio di Piero Golia) - coll. Franco Chirico

Saul Bellow 1997: funzione dell'arte

Io non propongo assolutamente niente. Il mio unico compito è descrivere. I problemi sollevati sono di ordine psicologico, religioso e - pesantemente - politico. Se noi non fossimo un pubblico mediatico governato da politici mediatici, il volume della distrazione forse potrebbe in qualche modo diminuire. Non spetta a scrittori o pittori salvare la civiltà, ed è uno sciocco errore il supporre che essi possano o debbano fare alcunché di diverso da ciò che riesce loro meglio di ogni altra cosa. […] Lo scrittore non può fermare nel cielo il sole della distrazione, né dividere i suoi mari, né colpire la roccia finché ne zampilli acqua. Può però, in determinati casi, interporsi tra i folli distratti e le loro distrazioni, e può farlo spalancando un altro mondo davanti ai loro occhi; perché compito dell’arte è la creazione di un nuovo mondo.
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lunedì 31 ottobre 2016

Caribe e vitamina C...


Caribe e vitamina C... | Nei primi tempi di permanenza a Caracas, nell’autunno del 2004, cominciai a lamentare una diffusa debolezza. Essendo uno che non fa mistero delle proprie vicissitudini, ne parlavo con le colleghe. A un certo punto mi avvicinò la vecchia cariatide, quella baldracca, per dirmi che, a noi europei, il clima caraibico poteva giocare questi scherzi... In tal caso, aggiunse l’ex dipendente del Consolato Generale di Caracas, bisognava integrare la dieta con un maggiore apporto di vitamina C...
Vero che si era al Tropico, ma Caracas ha un clima formidabile, nulla a che vedere con tanti altri luoghi dove ho vissuto. Inoltre dalle parti del Codazzi si viveva praticamente immersi nel verde.
Ad ogni modo,  nei giorni seguenti acquistai della vitamina C in compresse masticabili e cominciai ad assumerne una o due al giorno. Quando il puttanòn mi rivide, riprese a domandare della mia salute, che effettivamente era migliorata e glielo confermai. Cosicché il vecchio truiùn se ne andò soddisfatto.

Ora, a distanza di tempo, sono certo che il mio peggioramento dipendesse da non meglio specificati additivi, aggiunti, a mia insaputa, ai pasti che consumavo. Da una parte il coinquilino, dall’altra la scuola, che aveva un servizio mensa e bar, e neanche lì scherzavano...
Oggi ho la plastica certezza che le cose siano andate proprio in questo modo. 
Il bagasciùn aveva il ruolo di sincerarsi che la “cosa” non sfuggisse di mano...
Di certo avevo fatto bene a lamentarmi del mio stato di salute, quando tornai dopo le vacanze di Natale, reduce dall’avvelenamento, la maggioranza delle persone decenti che c’erano a scuola, avevano già capito di cosa si trattava, altro che vitamina C...

https://plus.google.com/107300685509941252849/posts/8mF35D5hs8z

Il lavoro allegato in basso, una stampa e tecnica mista su carta,  spiega bene come mi sentivo in quei giorni; la sua realizzazione risale a pochi giorni prima dell'avvelenamento.

Tra l’altro, quando venne il rappresentante di Sanitas Venezuela per farmi firmare il contratto (ottobre 2004) con la sua assicurazione sanitaria, ricordo che mi fece una serie di domande sui miei acciacchi vicini e lontani. Ebbene per la prima volta ebbi la netta sensazione che dare notizie del genere a quel personaggio lì era una cosa sbagliata. Per quanto quel tipino fosse vestito in maniera impeccabile, intuivo che quelle informazioni così personali andavano nelle mani sbagliate.
Invece col puttanòn questo allarme non mi scattava, perché il truiùn sapeva controllarsi decisamente meglio: aveva passato una vita a simulare praticando uno dei mestieri più antichi al mondo e a quei tempi aveva maturato una discreta esperienza. Oltre ad una meritata pensione del Consolato Generale di Caracas, ovviamente.

https://plus.google.com/107300685509941252849/posts/KEdhk6H8tHS


What about the fucking human rights? dic. 04

martedì 27 settembre 2016

Marisa Bafile - La vecchia cariatide e la cricca Codazzi

L'articolo che segue, a firma Marisa Bafile, risponde ad una sottile "provocazione intellettuale" della vecchia cariatide, ex dipendente del Consolato Generale di Caracas. Quel vecchio puttanon, infatti, alla data dell'articolo, aveva decisamente rimosso lo scandalo e gli sprechi derivanti dalla pessima gestione della scuola da parte della dirigente Anna Grazia Greco, nonostante risalissero a pochi mesi prima. 

Quando si parla a sproposito di privilegi...

I cavalieri inesistenti” della Scuola Codazzi

Sono loro quelli che ogni mattina ricevono nelle aule centinaia e centinaia di ragazzi, sono loro quelli che hanno il compito di trasmettere la cultura e la lingua italiana, sono loro quelli che hanno l’enorme responsabilità di seguire i nostri figli nel difficile cammino della crescita. Eppure i professori della scuola Agostino Codazzi, assunti in loco contano tanto poco per l’Italia che con un’ironia amara sono stati paragonati al “cavaliere inesistente” di Italo Calvino.

E la remunerazione che ricevono per le ore che trascorrono nelle nostre aule avvicina il loro lavoro ad un’opera di volontariato. Gli unici contributi che arrivano dal governo sono finalizzati al pagamento di lauti stipendi per pochissimi professori che vengono dall’Italia mentre tutti gli altri, quelli che davvero hanno a cuore la scuola, quelli che hanno preparato generazioni di studenti e sono per tutti noi amati punti di riferimento, ecco, quelli hanno diritto a guadagni tre o quattro volte inferiori.

In numerose occasioni è stato posto il problema alle autorità competenti. Inutilmente. Un silenzio che ha il sapore amaro dell’indifferenza è stata la risposta alle varie proposte presentate con la speranza di trovare una strada per restituire giusta dignità all’operato del corpo docente locale.

La scuola puó accedere ad ulteriori finanziamenti solo per progetti specifici. Nella pratica questo si traduce nel pagamento della persona inviata ad hoc dall’Italia. Per i professori locali non é previsto nessun apporto. Eppure dovrebbe essere piú importante offrire condizioni di lavoro degne ai docenti piuttosto che avviare specifici progetti che, seppur importanti, non sono essenziali per la formazione degli studenti.

Ma ciò che fa ancora più male è che questi professori vengono snobbati come se fossero docenti di serie B, come se non sapessero parlare l’italiano, come se non avessero le carte in regola per l’insegnamento. Ed invece sono tutti laureati, hanno l’abilitazione, sono italiani, anzi, alcuni hanno esclusivamente il passaporto italiano e, soprattutto, possono vantare anni di esperienza. Se consideriamo che insegnare dovrebbe essere qualcosa di più del semplice atto di inserire qualche dato nella memoria dei ragazzi, possiamo facilmente capire che un “nostro” insegnante può seguire molto meglio i figli degli italo-venezuelani perchè conosce la cultura sia dell’Italia che del Venezuela, perchè ama sia l’Italia che il Venezuela, perchè a sua volta é genitore di ragazzi che studiano e crescono in questa città. Compito meno facile per chi arriva dall’Italia senza conoscere nè la cultura nè la lingua del paese e il più delle volte senza esperienza di insegnamento.

  Sarebbe tutto più semplice se i funzionari che hanno il compito di aiutare a crescere la scuola Codazzi cercassero davvero di capirla, amarla e valorizzarla. Sarebbe piú facile se decidessero lavorare insieme al corpo docente, se si preoccupassero di conoscerne capacitá e potenzialitá. In quel caso, ne siamo certi, si riuscirebbe tutti insieme a trovare qualche soluzione. Purtroppo invece la Codazzi, pur essendo l’unica scuola realmente italiana, l’unica che fa capo ad un’associazione civile senza fini di lucro, l’unica riconosciuta dall’Italia che ne ha riconfermato la parità l’anno scorso dopo una ennesima ispezione del Ministero, é penalizzata rispetto ad altre scuole che invece sono venezuelane, sono private e si limitano a impartire corsi di italiano.

Ma se é vero che la Codazzi é una delle piú importanti istituzioni della collettivitá, che gli insegnanti locali sono un patrimonio di tutti perché é a loro che affidiamo, con fiducia, la preparazione e formazione dei nostri figli, allora non possiamo aspettare che gli aiuti ci piovano dal cielo. Tocca a noi assumerne le difese.  
Marifa Bafile e la Cricca Codazzi - La Voce d'Italia

giovedì 12 giugno 2014

Anna Grazia Greco e il dopo commissione | Il Collegio dei Docenti e il mega contratto del prof di informatica

Il 31 marzo del 2005 si tenne il Collegio dei Docenti alla scuola italiana Agustin Codazzi di Caracas. Era il primo incontro dopo la visita ufficiale della commissione interministeriale capitanata dal pagliaccio di Stato, Paolo Scartozzoni.
Un collega, uno che credevo mio amico, era andato via e stava per rientrare in Italia, cosicché rimanevo l’unico docente ad aver mosso delle critiche a quella gente che parlava a nome del Ministero degli Affari Esteri. Mi sentivo a disagio, ma non essendo uno che molla facilmente, sarei comunque rimasto lì fino all’ultimo. 
Se avessi avuto altri motivi di lamentela, mi sarei fatto sentire ancora.

Quel giorno però me ne stavo defilato, per quello che si può in un aula dove i banchi sono sistemati a ferro di cavallo. Non avevo voglia di parlare.

Durante la riunione, la Greco (Anna Grazia, la fuorilegge) fece un’osservazione sul professore che era mio coinquilino e insegnava francese ed italiano: “...per il prossimo anno dobbiamo togliere di mezzo qualche ora di francese...”, disse la Greco.
Il prof diede una risposta assai curiosa: “Basta che non togliamo di mezzo il professore di francese...”, sbottò, arrossendo come un peperone. E dato che il collega aveva il naso a forma di peperone, il quadro era completo...


Francisco Goya, acquaforte da I disastri della guerra

Nonostante l’involontario aspetto comico, il prof aveva risposto in maniera assai strana. Il tipo era un pompiere nato, il primo ad allinearsi alle scelte di quella gentaglia del Codazzi: lo vedevo sempre parlottare con qualcuno, così gli dicevo che aveva sbagliato mestiere, anziché insegnare doveva darsi alla politica... Nonostante ciò, tale "lealtà" non gli ha portato bene: le sue posizioni non sono state sufficienti a riconfermarlo come insegnante per il successivo anno scolastico, evidentemente altre erano le richieste ricevute da quella gente.

La Greco non accolse la battuta polemica del collega e continuò con le sue disposizioni.

Ad un certo punto, ci fu l’intervento di una collega, una vecchia cariatide che aveva lavorato per il Consolato Generale di Caracas. Costei lanciò una proposta che riguardava il prof di informatica, il sig. Fabrizio, fidanzato ufficiale della Greco.
Il tipo veniva dall’Italia come noialtri senza contratto, ma vantava un mega contratto, direi una roba spaziale: comprensivo di biglietto aereo pagato ogni mese, perché il sig. Fabrizio si fermava per pochi giorni, poco più di una settimana alla volta. Poi aveva un mega albergo, sempre previsto nel contratto ed amenità di questo genere...

Anche la Greco, d’altronde, prima di prendere casa ha passato un lunghissimo periodo, forse un anno, nel miglior hotel di Caracas il Melià. Tutto a spese del contribuente.

Per la gioia di chi le tasse le paga.

Tornando al Fabrizio, nonostante il trattamento di favore, a mio avviso non era una persona da invidiare. A parte lo stomaco che doveva avere per stare con la Greco, dava l’idea di una persona infelice. Ad ogni modo mi avrebbe fatto piacere sapere che lavorasse anche lui. Così approvai la proposta. Che fu approvata all’unanimità o quasi.
Col risultato che ci toccò fare del lavoro extra. A me sicuramente.
Mentre il tipo della Greco non presentò alcun documento. 
La mummia, colei aveva lanciato la proposta riguardo al tipo della Greco, più o meno un anno dopo, si rivolgerà al giornale fascista La Voce d'Italia, nella persona della signora Marisa Bafile, sua conoscente, per far scrivere questo articolo dal taglio decisamente denigratorio. Specie se valutato dalla prospettiva di chi, senza contratto, non viene pagato per quattro mesi, come scriverà Enrico De Simone, in un trafiletto di risposta (tanto per tenersi buona M). 

domenica 11 novembre 2012

Bruno Teodori e la capra, dirigente Mae al Codazzi prima di Anna Grazia Greco

Ogni qual volta ci si lamentava della pessima gestione della scuola Agustin Codazzi di Caracas, il pensiero andava a Bruno Teodori. Alcuni colleghi, me compreso, non avevano conosciuto il dirigente Mae Bruno Teodori, ma non era necessario perché la fama della sua equanimità persisteva: era un dato acquisito e tangibile. Quando invece c'era Anna Grazia Greco, già primadonna al liceo Cicognini di Prato, le cose hanno preso tutt'altra piega...
Non è una questione di genere, ovviamente, ma di capacità. Anna Grazia Greco era inadatta per quel ruolo, mi domando tutt'oggi chi ce l'abbia piazzata lì. Quella fuorilegge...


Ad ogni modo, noialtri sembravamo tanti figli orfani, orfani e  nostalgici, di Bruno Teodori. Ora, non sono in grado di stabilire cosa sia successo in quel 2004, quando il dirigente è venuto a mancare, ma, col senno di poi, quella vicenda mi risulta più torbida di tante altre accadute in quell'ambientino di serpenti a sonagli. Sulla scorta di quell'esperienza, sarei tentato dal dire che le persone veramente valide rappresentano un problema per il regime
Non di questo ha bisogno il potere, specie se si tratta di un potere tutto chiacchiere e distintivo. In tal caso, una persona valida rappresenta indubbiamente un intralcio: il regime predilige di fatto le capre agli elementi validi. 

Analisi comparativa fra un buon dirigente e una capra

Una capra non fa domande. Non ragiona. Nel caso ragionasse, si tratterebbe di pensieri molto elementari e schematici. Insomma il regime non ha bisogno di menti capaci di pensiero autonomo bensì di meri esecutori: meno sale in zucca hanno e meglio sono...
Povera Italia...

venerdì 9 settembre 2011

Consorterie: la congrega nera del Codazzi | Piero Armenti, l'apprendista e lo strano caso dell'appartamento di M

Una sera del febbraio 2006, ci ritrovammo a casa di M.
Era con noi un altro collega del Codazzi, G., meglio conosciuto come el hombre negro. Dopo un po' ci raggiunse Piero Armenti con la sua ragazza venezuelana. 

Piero Armenti, l'apprendista
Non che fosse stato invitato, ma lui non ne aveva bisogno, abitava casualmente affianco all'appartamento di M.  In quel periodo capitava che, quando ci si incontrava tra colleghi, prendevamo a discutere sulle mosse da adottare contro quegli accattoni della Giunta direttiva del Codazzi. Quella gente era un ammasso di pezzenti come non ne ho mai conosciuti, malgrado il loro conto cifrato su banca svizzera (Credit Suisse, filiale di Lugano) i rapporti privilegiati con le istituzioni italiane e tutto ciò che ne conseguiva.
Per chi non abbia idea di cosa sia un conto cifrato, quando arrivava il bonifico dello stipendio, l'unica informazione disponibile era: accredito da conto estero, o qualcosa di simile, per dirla in breve: trasparenza zero...
Quando venni in possesso di questa informazione, nell'ottobre del 2004, non gli diedi il peso che meritava, non essendo uno spione e non avendo motivi per lamentarmi di quelle persone che conoscevo appena, me ne dimenticai presto. In seguito, quando cominciai a capire con che specie di feccia avevo a che fare e grazie ai loro puerili tentativi di sviarmi dalla prima versione, capii che questa notizia era molto interessante.
Quando terminai di lavorare presso quei gentiluomini, gli feci causa e infine tornai in Italia, ricordo che spesso l'avvocato venezuelano mi chiedeva chi fossero questi signori che portavo in tribunale: “Chi è questa gente ?”. 
 L'avvocato cominciava a nutrire seri dubbi su quel tipo di gentaglia in completo grigio.

Ma in fin dei conti, chi erano questi personaggi ?
Per lo più italiani, immigrati di seconda generazione; in stretti rapporti con le istituzioni italiane; molto devoti (di facciata), al punto da pretendere la preghiera al mattino... Qualche insegnante li accontentava, magari per quieto vivere, ma con me, su questo punto, avevano trovato proprio la persona giusta: “Non siamo in chiesa”, fu la mia risposta. Questione conclusa. 
 
Tra tanti modi che ci sono per avvicinarsi alle religioni, questo di sicuro è quello errato. Ridurre la preghiera ad un'imposizione vuol dire semplicemente esercitare un potere col pretesto della religione. Non si tratta di indottrinamento, ma di vera e propria coercizione. Esercizio di potere fine a se stesso, caratteristica che spiega le affinità della Chiesa con la mafia, e viceversa.
Oltre ad essere dei pezzenti arricchiti, quegli infami senzadio erano anche dei maledetti bugiardi. Tanto per citarne una, quando si trovarono dinanzi al giudice per la mia causa, ebbero la faccia da culo di dire che loro a me non mi conoscevano ( vedi ).
Sapevo di essere un signor Nessuno, ma non fino a questo punto: secondo la loro versione, ero addirittura l'uomo invisibile...

Quando pubblicizzai la loro posizione presso alcuni genitori di miei ex-alunni, notai la meraviglia più completa. Non si capacitavano che degli adulti, responsabili, tra l'altro, di un'istituzione educativa (senza scopo di lucro ndr.), potessero mentire con tanta facilità e altrettanta idiozia.
Ora, c'è chi colleziona tappeti e chi colleziona lattine di birra, quei dementi della giunta del collegio “Agustin Codazzi” di Caracas, sotto il malgoverno di Anna Grazia Greco la fuorilegge, invece, collezionano figure di merda: il mondo è bello perché è vario... 
Tutto ciò con la benedizione del MAE, Ministero Affari Esteri.

Ovviamente questo era solo l'antipasto delle performance di quei mentecatti.
Da lì la domanda mi tornava spontanea: quale cultura ?
Che fossero massoni, non ci piove, lo hanno controfirmato in diverse occasioni. 
Ma, la massoneria, come associazione laica, di stampo progressista, gli era totalmente ignota: quell'aggregato di chiaviche, come ho potuto osservare, era decisamente impostata sul bigotto andante: dunque pura conservazione di un potere sclerotico ed ammuffito... erano una massoneria all'italiana, come evoluzione borghese delle associazioni di tipo mafioso.
Per l'appunto: figli di zoccola anziché figli della vedova...
 
Tornando alla nostra discussione, avremmo preferito dedicarci ad argomenti più lievi, ma quella gentaglia ce la metteva tutta per complicarci l'esistenza, per questo motivo iniziammo a ragionare, davanti a Piero Armenti e alla sua tipa, che non capiva un'acca d'italiano. Normalmente eravamo molto discreti nel trattare le problematiche relative al lavoro, ma Piero Armenti era considerato una persona di fiducia.
Poco dopo, Piero Armenti si eclissò. Si rintanò nel suo appartamento e chiuse la porta a chiave. Quando la sua tipa provò a raggiungerlo, trovò la porta chiusa. I due appartamenti erano ricavati da un'unica casa cosicché Piero Armenti e M. facevano vita in comune, o quasi, ma quel giorno di febbraio, per qualche inspiegabile ragione, il senso della comune hippy si era infranto. 

Lo scorpione della frode
In seguito, venni a sapere dalla sua ragazza che in quell'occasione Piero Armenti si era molto arrabbiato a causa della discussione, a casa di M., su quei dementi senzapatria del Codazzi.
Da cosa scaturisse quell'arrabbiatura, non era dato saperlo, intanto, quel puerile pretesto denotava un aspetto che doveva restare occulto, almeno per me, per diverso tempo ancora. Nondimeno trovai quella scusa una patetica balla: se aveva la necessità di rintanarsi, poteva farlo per tanti motivi, non era necessario giustificarsi con simili banalità...
Forse Piero Armenti, giovane apprendista folgorato sulla via dell'ispirazione, aveva deciso di mettersi all'opera senza distrazioni, a parte la nostra animata discussione che, volendo, poteva comodamente seguire dal suo appartamento...
Già, l'appartamento... a risentire la storia di come M. l'aveva trovato, ci sarebbe da ridere...
Quando M. venne in Venezuela, un anno prima, sapeva di doverlo ad una sua amica che chiamerò C.
C. era stata a Caracas nel 2004 ed aveva lavorato, tramite stage, al Consolato Generale italiano di Caracas (reame di Anna Grazia Greco Greco). Aveva conosciuto Piero Armenti, che lavorava al giornale, La Voce d'Italia, ma era di casa al consolato.
M, aveva fatto domanda al consolato italiano su indicazione di C. ed era stata chiamata a lavorare alla scuola Codazzi poco tempo dopo. Detto ciò, M. non poteva prevedere che in una capitale come Caracas, andasse ad abitare proprio a lato dell'unico contatto italiano che aveva.
In effetti aveva le stesse probabilità di chi, acquistando un biglietto del super-enalotto, vinca al primo tentativo: una possibilità su 3 milioni, o giù di lì. 
Con la differenza che M. non aveva vinto niente, ma si trovò ad abitare vicino a Piero Armenti, e non è certo che questo le abbia portato fortuna.
Di fatto, in quei giorni, (marzo 2005), la meraviglia di M. durò a lungo: non se ne capacitava in nessun modo. A scuola ripeteva: "com'è piccolo il mondo...", e cose simili, ma stentava a crederci lei stessa. 
 Appena pochi giorni prima, invece, quando ancora cercava un'abitazione, ricordo che si lamentava della poca serietà dei proprietari di casa: quando trovava un appartamento, prima le dicevano che lei andava bene come inquilina, poi, alla volta successiva, cambiavano idea senza un motivo. 
In tal modo, le probabilità di abitare vicino a Piero Armenti, l'apprendista, aumentavano in maniera esponenziale... 
Gianluca Salvati 

venerdì 10 dicembre 2010

Consorterie: la cricca del Codazzi | Consolato Generale di Caracas – Anna Grazia Greco & la señora Baffone

Data la situazione poco amichevole che trovai in quei giorni, decisi di anticipare la partenza per l'Italia. Così, dopo aver provato senza successo alla sede dell'Alitalia, mi recai al Consolato Generale d'Italia, reame di Anna Grazia Greco.
Era un mercoledì mattina verso le 8, dunque il consolato non era aperto al pubblico. Alle 10 avevo appuntamento con una ex-collega in un bar di Chacao: lo stesso quartiere dove si trova il consolato. Per puro caso, recandomi al consolato, avevo assistito dal taxi a una scenetta molto istruttiva: la conoscente che dovevo incontrare parlava con una personcina di mia conoscenza la señora Baffone con la sua tirapiedi. La señora Baffone era la cognata di Minerva Valletta (vd. post Poco più di un megafono) ed era tra quegli avvocati del Codazzi che davanti al giudice avevano affermato di non conoscermi...
 

La foto qui allegata, appunto, dimostra invece, casomai ce ne fosse bisogno, che io la conoscevo bene.

la señora Baffone
Per l'animosità che dimostravano la señora Baffone e la mia ex collega, non lasciavano molti dubbi sul tipo di sorpresa che avrei ricevuto in quel bar di Chacao quella mattina: ad occhio e croce avrei detto che stessero studiando il modo migliore per farmelo andare di traverso, quel caffé...


In portineria chiesi della dott.ssa Greco. Il custode sembrò disponibile, chiese il mio nome e parlò al citofono. Mi rispose che la dottoressa era impegnata al telefono e dovevo attendere il carabiniere per il mio caso. Tradotto in italiano: la dottoressa Anna Grazia Greco non voleva vedermi.
Quando giunse il carabiniere in consolato, col suo scooter, sembrava il console in persona per com'era rilassato. Appena parlò col custode, però, gli si stravolse la faccia. Potei cogliere la sua espressione in pieno, perché, dandomi le spalle, in quel momento si era girato per guardarmi.
Il carabiniere salì in consolato. Quando tornò, impettito, in uniforme, si diresse verso di me che attendevo fuori dal cancello.
Mi presentai, gli spiegai della causa vinta contro la Giunta del Codazzi e delle situazioni che mi stavano accadendo in quei giorni. Gli dissi che volevo anticipare il rientro in Italia. L'appuntato, dopo avermi ascoltato, mi rispose che non avevo elementi per le mie affermazioni. Secondo lui, avrei dovuto riportare qualche segno tangibile, come ferite o altro... Disse che lui stesso era stato attraccato (=rapinato) diverse volte perché “... è il paese che è pericoloso...”. Inoltre, aggiunse che il consolato non è un'agenzia di viaggi, dove potevo cambiare le date dei voli a mio piacimento. 
Allora gli dissi: “...e se questi figli di puttana mi stanno preparando uno scherzetto?”, riferendomi a quei farabutti della Giunta del Codazzi, gli si stravolse nuovamente la faccia e questa reazione fu più eloquente di quanto potesse immaginare.
Chiesi della Greco. Mi disse che era in riunione col console (questa scusa la conoscevo già).
Certo, non potevo obbligarla a ricevermi, anche se costei mi aveva chiamato personalmente (settembre 2004) per insegnare al Codazzi. E non si era mai preoccupata per i professori: l'unico professore proveniente dall'Italia a vantare un contratto nel primo anno di insegnamento era un suo amico. In quel momento, quel mercoledì mattina, non pretendevo niente, potevo ben capire la sua frustrazione: non si aspettava che mi presentassi in consolato, sapendo che dovevo andare in quel bar di Chacao... Non a caso.
Non è necessario scaldare la poltrona di un ufficio diplomatico per elaborare correttamente le informazioni: che ci fosse il suo zampino dietro quell'incontro lo sapevo dalla sera prima, quando la mia ex-collega mi diede l'appuntamento. Ora ne ricevevo la conferma. Punto.
Gianluca Salvati

p.s. Non andai all'appuntamento in quel bar, ma avvisai comunque la mia conoscente

gianluca salvati

gianluca salvati
Gianluca Salvati - Lotta di cani

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