Uomo che saluta - olio su tela 1996

Uomo che saluta - olio su tela 1996
Esposto nel 1997 (c'era quel coniglio di Piero Golia) - coll. Franco Chirico

Saul Bellow 1997: funzione dell'arte

Io non propongo assolutamente niente. Il mio unico compito è descrivere. I problemi sollevati sono di ordine psicologico, religioso e - pesantemente - politico. Se noi non fossimo un pubblico mediatico governato da politici mediatici, il volume della distrazione forse potrebbe in qualche modo diminuire. Non spetta a scrittori o pittori salvare la civiltà, ed è uno sciocco errore il supporre che essi possano o debbano fare alcunché di diverso da ciò che riesce loro meglio di ogni altra cosa. […] Lo scrittore non può fermare nel cielo il sole della distrazione, né dividere i suoi mari, né colpire la roccia finché ne zampilli acqua. Può però, in determinati casi, interporsi tra i folli distratti e le loro distrazioni, e può farlo spalancando un altro mondo davanti ai loro occhi; perché compito dell’arte è la creazione di un nuovo mondo.
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domenica 14 dicembre 2014

Il ritratto - La vita privata dall'Impero romano all'anno Mille | Philippe Ariès, Georges Duby



Con loro il ghiaccio è presto rotto: per conoscerli basta guar­darli negli occhi; a loro volta ci guardano così. Non in tutte le sue epoche l'arte del ritratto comporta un simile scambio di sguardi.
Quest'uomo e questa donna non sono degli oggetti, poiché ci vedono; ma non fanno nulla per sfidarci, per sedurci, per con­vincerei o farci intravedere una qualche interiorità che non ci sentiremmo più di giudicare. Scoprono la nostra presenza meno di quanto non si offrano tranquillamente agli occhi della gente: la nostra presenza è accettata come naturale, e loro stessi si trovano naturali: sono ciò che siamo, e gli sguardi si scambiano a livello di parità sul piano di un valore comune.
Quest'umanità greco-romana a lungo è stata classica; era qual­cosa di naturale, non era datata, concedeva ampio respiro. Il padre di famiglia e la moglie non si mettono in posa e non ricorono ­alla mimica; il loro abbigliamento non ostenta distintivi sociali o simboli politici, l'abito non fa la persona; lo scenario è vuoto: davanti a questo sfondo neutro l'individuo è se stesso e sarebbe lo stesso ovunque, altrove. Verità, universalità, urnanità. La donna ha riposto la sua eleganza nell'acconciatura; non porta gioielli.
Oggi noi crediamo piuttosto al carattere arbitrario dei costumi, ­al tempo della storia, al finito. Per ridestarci dal sogno umanistico in cui sono immersi basta un primo argomento, ancora esteriore: quest'uomo e questa donna erano abbastanza ricchi da farsi dipingere. Dopo tutto solo in apparenza sono degli individui qualsiasi; questo ritratto, che si scambierebbe con un'istantanea, come per caso, ha fissato la loro identità a un'età canonica: quando ­si è smesso di crescere e ancora non si è cominciato a invecchiare. Non sono esseri in carne e ossa, colti in un momento qua­lunque della loro vita, ma i tipi individualizzati di una società che vuoI essere al tempo stesso naturale e ideale. L'istante coin­cide con una verità senza età e l'individuo è un'essenza.
Marito e moglie tengono in mano gli attributi meno conte­stabili e più personali della loro superiorità sociale; non quelli ­borsa e spada - della ricchezza e del potere, ma un libro, delle tavolette per scrivere e uno stilo. Si tratta di un ideale naturale di cultura: il libro e lo stilo sono visibilmente per loro stru­menti familiari di cui non fanno pompa. Cosa abbastanza rara nell'arte antica, poco amante dei gesti abituali, l'uomo appoggia, come in attesa, il mento sulla sommità del suo libro (in forma di rotolo) e la donna porta pensosamente alle labbra lo stilo; va in cerca di un verso: la poesia era anche un'arte delle signore. Michelangelo amerà i gesti «autistici» (il suo Mosè si accarezza distrattamente la barba), essi rivelano in lui l'ombra di un dubbio o di un sogno. Ma qui non si sogna: si medita e si è sicuri di sé, perché il gesto autistico prova l'intimità della cultura; non sono dei privilegiati: tengono in mano dei libri perché queste sono le cose che amano. La sottigliezza e la naturalezza di queste belle menzogne fanno la grandezza del mondo greco-romano che stiamo per visitare. Borghesi o signori? Gente raffinata. Se l'ami­cizia ed il lutto hanno dei diritti, mi si permetterà di dedicare le pagine che seguono alla memoria di Michel Foucault: tanto forte egli era che a star con lui si provava lo stesso piacere che dà la vicinanza di una montagna. Si è perduta una fonte di energia.

    It is a strange courage
   You give me, ancient star.
   Shine alone in the sunrise 

   Toward which you lend no part.
 Paul Veyne

La vita privata dall'Impero romano all'anno Mille - Philippe Ariès, Georges Duby

gianluca salvati

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Gianluca Salvati - Lotta di cani

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