Uomo che saluta - olio su tela 1996

Uomo che saluta - olio su tela 1996
Esposto nel 1997 (c'era quel coniglio di Piero Golia) - coll. Franco Chirico

Saul Bellow 1997: funzione dell'arte

Io non propongo assolutamente niente. Il mio unico compito è descrivere. I problemi sollevati sono di ordine psicologico, religioso e - pesantemente - politico. Se noi non fossimo un pubblico mediatico governato da politici mediatici, il volume della distrazione forse potrebbe in qualche modo diminuire. Non spetta a scrittori o pittori salvare la civiltà, ed è uno sciocco errore il supporre che essi possano o debbano fare alcunché di diverso da ciò che riesce loro meglio di ogni altra cosa. […] Lo scrittore non può fermare nel cielo il sole della distrazione, né dividere i suoi mari, né colpire la roccia finché ne zampilli acqua. Può però, in determinati casi, interporsi tra i folli distratti e le loro distrazioni, e può farlo spalancando un altro mondo davanti ai loro occhi; perché compito dell’arte è la creazione di un nuovo mondo.
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lunedì 31 ottobre 2016

Kyong Mazzaro: international aid and violent conflict - Columbia University

Post tutto da scrivere... ma già assai indicativo di quel giorno, il 28 agosto 2008, quando ho finalmente capito con che specie di gentaglia avevo a che fare... a partire dalla giovane, ma alquanto scafata bagascia, Kyong Mazzaro, al relitto umano dalle velleità poetiche Antonio Nazzaro, fino al fascistello Andrea Dorado.
Costoro, come altri ambigui personaggi presenti a Caracas,  erano alle strette dipendenze della Greco (di fatto più burattini che dipendenti) Anna Grazia: una squallida mafiosa al Ministero degli Affari Esteri.
Altro che quote rosa: quote mafiose...


Kyong Mazzaro - Caracas, 28 agosto 2008 

mercoledì 12 ottobre 2016

Luciano Chirico e lo studio di registrazione

Nell’anno di grazia 2002, ho avuto la fortuna di realizzare un antico sogno. Sogno che risaliva al millennio precedente, quando fanciullo mi dilettavo a mescolare colori a tempera, o un po’ più grande, disegnavo scritte e loghi.
Il sogno in questione riguardava il lavoro, che mai e poi mai avrei immaginato potessi raggiungere in una città come Napoli. Il lavoro in questione è quello di grafico.
Due sogni, dunque, realizzati in un sol colpo. Se questa non è fortuna...
Non avevo tutte le conoscenze necessarie ad un grafico: avevo avuto il mio primo computer  appena 2 anni prima nel 2000. Conoscevo Photoshop, ma lo utilizzavo al minimo.
Per quanto riguardava colore e composizione, però, avevo già una discreta esperienza, benché acquisita da autodidatta. Ero un vero self made man. Uno che si è fatto da solo.
La mia fortuna non terminava qui, perché nella stessa azienda presso cui lavoravo ho avuto modo di apprendere alcuni linguaggi che a quel tempo mi sembravano idiomi alieni, quali l’Html. Inoltre, tutto ciò che riguardava l’aspetto tecnico della grafica, dalla progettazione alla stampa, lo potevo delegare ai tecnici di una tipografia a mia scelta...
Potendo scegliere la tipografia, optai per una vicino casa, così potevo seguire i lavori in maniera più agevole.
Dopo un certo periodo, nei pressi della tipografia incontrai il figlio di Franco Chirico, Luciano. Un suo amico, tale Carletto, aveva preso in affitto uno spazio all’ingresso del parco dove si trovava la  tipografia. Per questo in seguito li ho incontrati spesso.
Il tipo, Carletto, si interessava di musica, piuttosto a tempo perso, e quello spazio era il suo studio di registrazione. Bella coincidenza, vero?
Questa è solo una delle infinite coincidenze che sono capitate, non solo a me ma anche alla mia famiglia, con quei soggetti di provenienza fascio-massonica della famiglia di Franco Chirico.


Primary colours, 1996

lunedì 10 ottobre 2016

Fondazione Sanitas Venezuela

Chi siamo:

La Fondazione Sanitas Venezuela è una istituzione privata senza fini di lucro (mi ricorda qualcosa... ndr.), apartitica e non religiosa, il cui scopo è essere utile alla comunità ricercando la felicità, la pace e il benessere di tutti i suoi componenti, così come promuove l’attenzione alla salute di tutti gli esseri umani senza discriminazione di razza, religione, ideologia o convinzione politica, attraverso attività di aiuto, assistenza tecnica ed economica nel campo della salute indirizzata a persone non abbienti, inclusi bambini, bambine e adolescenti.

Allo stesso tempo cerca di elevare i valori fondamentali della persona, il miglioramento della cultura, dell’istruzione e delle capacità quali elementi centrali del miglioramento degli esseri umani nella società venezuelana grazie al sostegno scolare, all’attenzione psicologica, alla realizzazione di laboratori di arte ed attività di produzione manuale, includendo aspetti come la salvaguardia dell’ambiente naturale, il riciclaggio di materiali, l’educazione civica, l’igiene personale, generale e tutto ciò che riguarda strumenti utili ad uno sviluppo integrale.

p.s. non riesco a capire di chi si parla, leggo solo un'accozzaglia di luoghi comuni infilati uno dietro l'altro e tutti quanti (...) all'umanità, come direbbe un personaggio di Sciascia ne "Il giorno della civetta".
D'altronde è risaputo: di buoni propositi è lastricata la strada per l'inferno...

 
 
Sanitas Venezuela - tessera sanitaria


sabato 24 settembre 2016

Franco Chirico, una dedica del "sant'uomo"...

Su un libro firmato da papa Giovanni Paolo II, "Famiglia diventa ciò che sei!", edito da Franco Chirico ho trovato questa interessantissima dedica tracciata dal "sant'uomo" di suo proprio pugno (o da quello della sua spettabile consorte...).

Con l'augurio 
che la famiglia Salvati
diventi una santa famiglia.

            Franco e Maria

Tanto per restare aggiornati sul personaggio in questione, va detto che, oltre a continuare il suo "apostolato neocatecumenale", il Chirico ha cominciato da qualche tempo a stampare direttamente per il Vaticano... è risaputo; da quelle parti hanno una particolare predilezione per i personaggi torbidi come lui.

La dedica, Franco Chirico e Maria


lunedì 27 giugno 2016

Enrico De Simone: Cricca Codazzi, la protesta dei professori | La Voce d'Italia

CARACAS – I sei docenti reclutati in Italia dall’istituto scolastico Agustin Codazzi sono in agitazione per il ritardo con cui vengono loro corrisposti gli stipendi. Con due missive indirizzate una al consiglio direttivo della scuola, l’altra al consolato italiano di Caracas, i professori italiani hanno comunicato che se entro il 15 gennaio non gli verrà corrisposto quanto dovuto, entreranno in sciopero. Abbiamo parlato della questione col professor Francesco Pellegrino, membro del consiglio direttivo della scuola Codazzi. Pellegrino riconosce senza riserve le ragioni dei sei docenti italiani; il ritardo nei pagamenti, spiega, è dovuto alle difficoltà sorte con l’introduzione, in Venezuela, del blocco del cambio e al fatto che il contributo che lo Stato italiano versa alla Codazzi è stato incassato da poco. Però la soluzione del problema, assicura, è vicinissima; tempo qualche settimana, garantisce, e verranno versati ai docenti non solo gli arretrati, ma anche un congruo anticipo sulle restanti mensilità da qui alla fine dell’anno.
Pubblicato il 12 gennaio 2006 da Enrico De Simone - La Voce d'Italia (13/1/06)


giovedì 24 marzo 2016

La ragazza di Piero Armenti e gli alcolici

La prima volta che la ragazza di Piero Armenti venne a casa mia, mi fece fuori tutti gli alcolici. Non che avessi grandi scorte, un liquorino e una bottiglia di vino, ma quel poco lo fece fuori in un attimo. Una vera spugna. Mi ricordo a malincuore della bottiglietta di liquore comprata in Messico, prodotto locale estratto dalla stessa pianta della tequila. Aveva all'interno un baco che galleggiava ed un sapore molto particolare. Ne prendevo un goccetto ogni tanto dato che quel liquore era abbastanza forte, di quel passo mi sarebbe durato un secolo. E invece venne la tipa e addio liquorino...
A un certo punto della serata mi chiese se avevo dell'alcol per medicazioni. Ebbene, si fece fuori anche quello. A differenza dell'Italia, infatti, l'alcol per uso sanitario in Venezuela non era denaturato, cosicché, in caso di emergenza, si poteva anche bere...
Sapevo che quei fighetti del Codazzi facevano allegro consumo di coacina:  anche in Venezuela è la droga dei ricchi. O aspiranti tali...
Il Venezuela, per ovvi motivi geopolitici, è un crocevia del traffico di cocaina. Non a caso, il noto faccendiere della 'ndrangheta, già eccellenza DC Aldo Micciché, viveva proprio a Caracas, a Plaza Altamira.
Ma la tipa non era interessata alle droghe, aveva citato solo per scherzo la marjuana, la sua religione era l'alcol. Mi spiegò il codice di condivisione della cana (gli alcolici) fra hermanitos. Una lista degna di un manuale di consegne militari: per essere degli sballati, quegli hermanitos erano alquanto normativi.
Nonostante le notevoli dosi etiliche, la ragazza di Piero Armenti restava lucida e non si produceva in quelle strane performance come quando beveva con los hermanitos. Allora non ci facevo tanto caso, ma oggi sono piuttosto convinto che con los hermanitos e con quelle troiette delle sue amiche i drink della tipa divenivano diversamente alcolici.

La ragazza di Piero Armenti


lunedì 21 marzo 2016

La ragazza di Piero Armenti e la casa del duende | Figli di MM

Henri Charriere (Papillon), a Sabana Grande - Caracas

Henri Charriere descrive, nel suo libro Papillon, il popolo venezolano come "affascinante e superstizioso". La tipa di Piero non faceva eccezione, anche lei aveva le sue credenze magiche e superstiziose. Una di queste credenze riguardava uno spirito selvatico, una sorta di elfo, chiamato duende.
Con i suoi "hermanitos" si recava regolarmente in una casa abbandonata sul monte Avila, la casa del duende, restandovi alcuni giorni. Da quello che mi diceva, il suo era un modo per ricaricarsi: è risaputo che il contatto con la natura ha effetti benefici sull'organismo, anche se la gente che frequentava aveva lo sballo come massima aspirazione.
La prima volta che la ragazza di Piero mi parlò della casa del duende, e della necessità di staccare da Caracas, ci stavamo frequentando da poco. Ci saremmo separati per qualche giorno perché per lei quello spazio era importante. Mi aveva anche  tranquillizzato: gli "hermanitos" la rispettavano; ma la situazione nel complesso non mi piaceva. E non per me, ma per lei.
Col tempo ho capito che quei personaggi poco credibili certamente la rispettavano, quando era sobria e cosciente. Ma non c'è dubbio che quelle riunioni in luoghi appartati avessero una finalità puramente manipolatoria nei suoi confronti. Quando la gorda ritornò a Caracas notai che aveva una cicatrice su un gluteo. La mia esperienza mi diceva che quella ferita se l'era procurata cadendo sull'estremità di un ramo. Dal tipo di taglio capivo che la tipa di Piero non aveva i pantaloni quando se l'era procurata. Alla domanda su cosa le fosse accaduto mi rispose che non se lo ricordava.

Non molto tempo dopo, venni a conoscenza del fatto che alcuni "hermanitos" erano figli casuali di militari italiani (della Marina Militare, se ben ricordo), di padri che non avevano mai conosciuto. Altri hermanitos avevano origine europea (Spagna).  In effetti avrei potuto anche arrivarci da solo: costoro esibivano fisionomie piuttosto familiari, il fatto che fossero dei figli di puttana lo avevo già capito, restava solo da stabilire fino a che punto...

venerdì 18 marzo 2016

Illegalità nella Pubblica Amministrazione

Nell'estate del 2008, prima di partire per Caracas, tornai a Napoli per sbrigare un paio di faccende. Dovevo recuperare dei documenti e parlare con Franco Chirico.

Tra i documenti da portare c'erano i due attestati conseguiti all'estero, dato che il punteggio di quel periodo di insegnamento non mi era stato ancora riconosciuto. Inoltre presi la mia radiografia panoramica dei denti. Per non dimenticare nessuno di questi documenti, ebbi l'accortezza di metterli via quasi subito: furono le prime cose che sistemai in borsa.

Quando giunsi a Como, il 14 agosto, lasciai queste carte nelle loro buste sulla libreria dove rimasero del tempo. Quanto tempo siano rimaste lì, non mi è dato saperlo. Credo pochi giorni, forse una decina. Infatti, nel gennaio del 2009 e solo allora, ho scoperto che alcuni di quei documenti, la radiografia e l'attestato di lavoro rilasciato dal Consolato generale di Caracas e firmato dalla Greco (Anna Grazia, la fuorilegge ndr), non c'erano più.



Il 18 agosto partivo per Caracas, rientrando a Como solo il 24 settembre. E dato che mi aspettavano altre novità, non ebbi tempo, né voglia di mettere mano a quelle carte.

In sostanza mi trovai misteriosamente escluso dalle graduatorie, e dunque senza lavoro, di punto in bianco, e senza un perché.

A scuola non ne sapevano niente, o almeno questa era la loro versione.

Al Provveditorato di Como, la solerte impiegata mi disse che neanche lei ne sapeva niente, ovvero che il motivo della mia esclusione dalla graduatoria era dovuto all'aggiornamento manuale fatto dai colleghi inseriti con riserva. La zelante dipendente della Pubblica Amministrazione mi disse che era "...successo anche ad altri...", e la colpa era dovuta ad un errore "del computer..."  E come si agitava per convincermi...

La sede del provveditorato di Como


Ora, non sono proprio uno sprovveduto. Ho lavorato per circa un anno a fianco di ingegneri ed informatici e una certa idea di come funzioni un archivio me la sono fatta. Inoltre ho vissuto e lavorato all'estero per più di tre anni, anche lì senza grandi sforzi una certa esperienza l'ho maturata. Eppure, una cazzata più grossa di quella sparata quel giorno dalla irreprensibile impiegata del Provveditorato di Como, non l'ho mai sentita. Né a Napoli, né altrove nel mondo.

Una cosa proprio fuori da ogni umana immaginazione.

Eppure, ho voluto verificare lo stesso, sono una persona ragionevole e che sa ascoltare. Ebbene quello che ne è venuto fuori è che un fatto simile, l'esclusione dalle graduatorie, poteva essere solamente DOLOSO. 
Dunque l'impiegata modello, quel fulgido esempio di trasparenza, stava parando il culo a qualche figlio di puttana (curnùt e impotente) che si era preso la briga di andarmi a cancellare dalla graduatoria.



Dunque mi trovavo senza lavoro: una situazione davvero spiacevole, specie quando avviene con queste modalità così, come dire, truffaldine. In totale spregio delle più elementari norme.

Come se non bastasse ero anche senza copertura della disoccupazione. Infatti, benché fossi andato regolarmente a presentare domanda nei tempi presso la sede Inps di Como, l'impiegata cui feci richiesta, una donna corpulenta e bionda di mezza età, mi rispose che non mi spettava: non avevo maturato i due anni dal primo stipendio. E invece, l'anno successivo vengo a sapere che ne avevo diritto già da almeno 5 anni! Infatti i miei primi contributi risalgono al 2002.

La sede dell'Inps di Como
 
Non lavoravo, non avevo sussidi e dovevo pagare l'affitto. 

In un certo senso si era avverata la previsione di quel venditore ambulante di calzini alla stazione di Napoli il 24 settembre 2008. 
Il tipo era salito salito sul treno per propormi la sua merce. Gli avevo risposto che non avevo soldi e lui aveva detto che glieli avrei pagati entro 15 giorni, quando sarei ritornato... Ha continuato ad insistere su questo tono finché non ho alzato le braccia, come a dire che mi aveva rotto i cosiddetti... a quel gesto il bellimbusto, nonostante i tatuaggi e il look da pregiudicato, non è rimasto un attimo più sul treno scomparendo letteralmente alla mia vista. 
Come tutti gli spacconi, al momento della verità si era dimostrato un coniglio...

A ripensarci quel frocetto era troppo tirato e palestrato per essere un semplice ambulante di calzini. E allora chi era quel ricchioncello
Uno sbirro in borghese in vena di spiritosaggini? Un finanziere in incognito al soldo delle 'ndrine? Non mi raccapezzo mai abbastanza dell'elevato livello di corruzione raggiunto in Italia: i rappresentanti istituzionali non ne sono affatto immuni...

Con quel poco invidiabile bagaglio, sono ritornato a Napoli a sbrigare il ricorso per quei disonesti contapalle del Provveditorato di Como.

Di lì ho ripreso a lavorare a metà dicembre. Poi ci sono state le vacanze di natale ed eccomi, la prima settimana del gennaio 2009, a rimettere le mani su quei documenti.

Ero ancora a Napoli il 19 settembre quando mio fratello aveva provato a chiamarmi dalla Spagna, dove viveva, sul cellulare.

Il mio cellulare squillava, ma io l'avevo lasciato a Como più di un mese prima, alla partenza per Caracas. Quando tornai, trovando tutto apparentemente in ordine non ci diedi importanza. Poi,  resomi conto che mancavano i documenti mi ricordai... 
Anche se, nel complesso, mi sembra poco sensato che i documenti siano spariti in quella data, quando cioè ero già in Italia e relativamente al sicuro. Penso in particolare alla radiografia, che senso aveva farla sparire il 19 settembre? Ero rientrato da Caracas da più di 15 giorni, dove effettivamente qualche rischio lo avevo corso.

In effetti tutto quello che potevano fare quei miserabli merdaioli della cricca di Anna Grazia Greco, l'hanno fatto. E anche a Caracas hanno fallito definitivamente. Il massimo che sono riusciti a ottenere è farmi un megapompino...

Nel complesso mi ritengo abbastanza soddisfatto del trattamento, ma confido che col tempo costoro possano ancora migliorare la tecnica... 

mercoledì 27 gennaio 2016

Un’email a Kyong Mazzaro AC4 - Columbia University | La corrispondenza con un’improbabile blogger

Quando ho cominciato a scrivere di Kyong Mazzaro nei miei blog, per dovere di trasparenza (legge 241/90) ho voluto personalmente metterla al corrente, così come ho fatto per altri soggetti di cui ho narrato le gesta.
In quel periodo Kyong Mazzaro aveva già cominciato la sua favolosa carriera accademica alla Columbia University, cosicché non è stato difficile reperire la sua email.
Il bello è che quella capra (mai conosciuta una simile demente) non avendo capito chi ero, mi ha pure risposto, ringraziandomi per il pensiero...

Tempo dopo, quando ha visionato il blog ed ha finalmente capito con chi aveva a che fare, si è messa per un certo periodo “in sonno”, scomparendo di punto in bianco dal web (foto, scritti, documenti etc.)
Il testo che segue è l’email che gli ho inviato:

Da:     Kyong Mazzaro (kmazzaro@ei.columbia.edu) Hai spostato il messaggio nella posizione attuale.
Data invio:    lunedì 26 novembre 2012 15:38:15
A:    Gianluca Salvati (g...@...com)

Ciao Gianluca,

Grazie della tua mail. Era da tanto che non ci sentivamo. Qui va tutto bene, spero sia il caso anche per te.
Daro' un'occhiata al tuo blog.

Tanti saluti,
K
________________________________
From: Gianluca Salvati [g...@...com]
Sent: Saturday, November 24, 2012 2:20 PM
To: Kyong Mazzaro
Subject: ciao Kyong

Ciao Kyong,
come te la passi ?

Vedo che ne stai facendo di strada. Mi fa piacere, ovviamente. Io continuo a dipingere e, da qualche anno ho intrapreso anche la strada della scrittura, come puoi ben vedere:

storiadiunquadro.blogspot.com/


arrivederci, salutami il nostro comune amico
Gianluca

p.s. Dunque, se avete una figlia che non è proprio una cima, non disperate: c’è una brillante carriera accademica per lei alla Columbia University di New York...  oh yeah!



Kyong Mazzaro, ex-blogger - AC4, Columbia University



domenica 8 marzo 2015

Lucia Veronesi, una leonessa a Caracas

La preside della scuola Agustin Codazzi di Caracas, Lucia Veronesi, è stata una delle persone più coraggiose che abbia mai conosciuto.
Ancora oggi non mi capacito delle sue doti di combattente e di quanto fosse indomito il suo animo.
Come tutte le persone di carattere non aveva bisogno di alzare la voce per farsi ascoltare ed i suoi modi erano sempre improntati a franchezza e cordialità.
Nei giorni in cui l'ho conosciuta, a fine settembre 2004, era già malata e sotto cura chemioterapica, ciononostante ha saputo tenere testa al periodo di mala gestione di Anna Grazia Greco, una fuorilegge patentata, e ai tanti danni che avrebbe potuto fare.
Ricordo il primo scambio di opinioni che ebbi con Lucia Veronesi, in merito ad un bambino un po' discolo. Lei mi disse che dovevo essere come una mamma... Le risposi che, casomai, potevo essere come un papà, aggiungendo che i ruoli non erano poi così uguali...
La preside dribblò la mia affermazione e prese a parlare di quando insegnava lei.

Ogni volta che penso a quello scambio, mi convinco che Lucia Veronesi stava prendendo informazioni, nel senso che non aveva proprio idea di chi si trovasse di fronte. Non che fosse prevenuta, ma era poco o niente informata (le truffe funzionano meglio quando le persone vengono tenute all'oscuro). Il mio arrivo alla scuola di Caracas, infatti, fu deciso dalla Greco, che mi chiamò dall'Italia con un cellulare italiano (provvisto di scheda Tim).
Ad un certo punto ero venuto a sapere che il mio curriculum vitae, stranamente, non era giunto a chi di dovere, ovvero alla preside e alla coordinatrice. 

(Eppure allegavo sempre il curriculum alle domande che presentavo, anzi, non era neanche un file allegato, bensì presente nella stessa pagina della messa a disposizione. In tal modo, cambiando l'indirizzo email e il nominativo dell'istituzione scolastica, potevo inviare la stessa domanda a tutte le scuole, risparmiando molto tempo...)
 Cosicché dopo circa un mese dal mio arrivo a Caracas, stampai il mio curriculum vitae e lo consegnai personalmente alle interessate.

Lucia Veronesi non era informata sui giochetti della Greco, ma aveva gli strumenti per valutare situazioni e persone. Per questo è riuscita a spiazzarmi non una, ma diverse volte...
Quando immagino all'attività di intelligence, non penso agli squallidi spioni della Greco, ma ricordo la lucida intelligenza della preside Lucia Veronesi. Intelligenza col sorriso. 
Al contrario, quella col marchio Anna Grazia Greco e consociati (ovvero cricca Codazzi e corte de' miracoli) tutto poteva essere fuorché intelligence: il suo nome è infamità, l'arma dei vigliacchi... 
Fossi stato meno ingenuo, gli avrei insegnato a campare a quella gente. 
In seguito ho appreso che la difficoltà principale nel capire certi giochi sporchi consiste semplicemente nel fatto che ci si rifiuta di riconoscere ciò che non si farebbe al proprio prossimo, ovvero, per dirla con Kant, per chi tratta i propri simili (e non solo) come fine e non come mezzo.

Lucia Veronesi, una leonessa a Caracas

sabato 28 giugno 2014

Il rientro a scuola | Piero Armenti: "Uccidetelo!" - Caracas, gennaio 2005

Quando rientrai a  scuola dopo l’avvelenamento, le vacanze natalizie erano terminate da qualche giorno. Ero debole e bianco come un lenzuolo. Un fantasma mi faceva un baffo. L’idea di riprendere a lavorare non mi allettava: l’insegnamento richiede un costante impegno e io non mi sentivo in forma. Nonostante la debolezza, però, miei alunni si comportarono bene. Era una seconda elementare ma di fatto si mostrarono comprensivi e non approfittarono della situazione. 
Detto ciò, c’era comunque uno strano silenzio nella scuola in quel periodo, come un senso di attonimento generale, e non solo nella mia classe.
La vita fuori scorreva come sempre, in Venezuela, in Italia e nel mondo succedevano cose.
A fine mese, il mitico Chavez rilasciava un’intervista in cui affermava che il socialismo non era morto. L’ho scoperta da poco, spulciando quell’interessantissimo archivio che è la versione digitale del quotidiano fascista de La Voce d’Italia. Archivio che è cominciato nel maggio del 2004, quando Piero Armenti ha cominciato a lavorare presso La Voce d'Italia e si è interrotto quando Piero Armenti è rientrato in Italia nell'autunno del 2008. In quella stessa data sono rientrati, direi con una certa fretta, sia Enrico De Simone che Daniela Corrieri, due romani alla corte della Greco (Anna Grazia, una fuorilegge a Caracas). Ed è piuttosto curioso che Enrico e Daniela siano ritornati in Italia a scuola appena cominciata. Entrambi lavoravano infatti alla scuola italiana Bolivar y Garibaldi di Caracas,
Tornando al gennaio 2005, qualche giorno dopo, ai primi di febbraio, Piero Armenti, apprendista periodista presso il suddetto giornale fascista, licenziava un articolo dal titolo “Uccidetelo!”. 
Non ricordo se l’avesse scritto sul quotidiano fascista per il quale lavorava o su uno dei tanti blog fascisti su cui ha scribacchiato in quel periodo,  poiché da un po’ di tempo quel bell’articolo, tanto esplicativo del personaggio che allora si faceva passare per chavista, è stato spurgato da internet... 
Non ricordo un titolo più stizzito di quello. Piero Armenti, ovviamente, parlava di Chavéz, ovvero di un non meglio identificato esule politico venezuelano che da Miami, Florida, pontificava in questi termini: “...l’unica soluzione per il problema Chavéz è una carabina da...” e  giù a descrivere dettagliatamente il tipo di fucile più idoneo per l’assassinio appena auspicato.
Bisogna dirlo, un articolo dal grande tenore politico, con un vastissimo orizzonte culturale... mi rammarico di non averlo salvato, oggi potrei riproporlo per la gloria del giornalista salernitano.
Di lì a poco moriva assassinato un connazionale a Caracas.


Cow boy, pennarello su carta stampata - Gianluca Salvati 2013


giovedì 12 giugno 2014

Anna Grazia Greco e il dopo commissione | Il Collegio dei Docenti e il mega contratto del prof di informatica

Il 31 marzo del 2005 si tenne il Collegio dei Docenti alla scuola italiana Agustin Codazzi di Caracas. Era il primo incontro dopo la visita ufficiale della commissione interministeriale capitanata dal pagliaccio di Stato, Paolo Scartozzoni.
Un collega, uno che credevo mio amico, era andato via e stava per rientrare in Italia, cosicché rimanevo l’unico docente ad aver mosso delle critiche a quella gente che parlava a nome del Ministero degli Affari Esteri. Mi sentivo a disagio, ma non essendo uno che molla facilmente, sarei comunque rimasto lì fino all’ultimo. 
Se avessi avuto altri motivi di lamentela, mi sarei fatto sentire ancora.

Quel giorno però me ne stavo defilato, per quello che si può in un aula dove i banchi sono sistemati a ferro di cavallo. Non avevo voglia di parlare.

Durante la riunione, la Greco (Anna Grazia, la fuorilegge) fece un’osservazione sul professore che era mio coinquilino e insegnava francese ed italiano: “...per il prossimo anno dobbiamo togliere di mezzo qualche ora di francese...”, disse la Greco.
Il prof diede una risposta assai curiosa: “Basta che non togliamo di mezzo il professore di francese...”, sbottò, arrossendo come un peperone. E dato che il collega aveva il naso a forma di peperone, il quadro era completo...


Francisco Goya, acquaforte da I disastri della guerra

Nonostante l’involontario aspetto comico, il prof aveva risposto in maniera assai strana. Il tipo era un pompiere nato, il primo ad allinearsi alle scelte di quella gentaglia del Codazzi: lo vedevo sempre parlottare con qualcuno, così gli dicevo che aveva sbagliato mestiere, anziché insegnare doveva darsi alla politica... Nonostante ciò, tale "lealtà" non gli ha portato bene: le sue posizioni non sono state sufficienti a riconfermarlo come insegnante per il successivo anno scolastico, evidentemente altre erano le richieste ricevute da quella gente.

La Greco non accolse la battuta polemica del collega e continuò con le sue disposizioni.

Ad un certo punto, ci fu l’intervento di una collega, una vecchia cariatide che aveva lavorato per il Consolato Generale di Caracas. Costei lanciò una proposta che riguardava il prof di informatica, il sig. Fabrizio, fidanzato ufficiale della Greco.
Il tipo veniva dall’Italia come noialtri senza contratto, ma vantava un mega contratto, direi una roba spaziale: comprensivo di biglietto aereo pagato ogni mese, perché il sig. Fabrizio si fermava per pochi giorni, poco più di una settimana alla volta. Poi aveva un mega albergo, sempre previsto nel contratto ed amenità di questo genere...

Anche la Greco, d’altronde, prima di prendere casa ha passato un lunghissimo periodo, forse un anno, nel miglior hotel di Caracas il Melià. Tutto a spese del contribuente.

Per la gioia di chi le tasse le paga.

Tornando al Fabrizio, nonostante il trattamento di favore, a mio avviso non era una persona da invidiare. A parte lo stomaco che doveva avere per stare con la Greco, dava l’idea di una persona infelice. Ad ogni modo mi avrebbe fatto piacere sapere che lavorasse anche lui. Così approvai la proposta. Che fu approvata all’unanimità o quasi.
Col risultato che ci toccò fare del lavoro extra. A me sicuramente.
Mentre il tipo della Greco non presentò alcun documento. 
La mummia, colei aveva lanciato la proposta riguardo al tipo della Greco, più o meno un anno dopo, si rivolgerà al giornale fascista La Voce d'Italia, nella persona della signora Marisa Bafile, sua conoscente, per far scrivere questo articolo dal taglio decisamente denigratorio. Specie se valutato dalla prospettiva di chi, senza contratto, non viene pagato per quattro mesi, come scriverà Enrico De Simone, in un trafiletto di risposta (tanto per tenersi buona M). 

domenica 29 settembre 2013

In che mondo viviamo: Ong del caffé - L'amico di Carlo Fermi | Enrico De Simone & Piero Armenti

Una sera uscimmo col gruppo di conoscenti di M.
C'era Carlo Fermi e il suo amico, Alessandro, che stava rientrando in Italia. C'era il giovane giornalista Piero Armenti, più guardingo che mai. C'era l'altro giornalista della Voce d'Italia, il romano Enrico De Simone. Del gruppo faceva parte il nostro nuovo collega, un quasi parente di Anna Grazia Greco poi M ed altre persone.


Carlo Fermi, imprenditore italiano a Medellin


Carlo Fermi aveva cominciato da poco a lavorare all'ambasciata italiana. Il suo amico, invece, aveva lavorato per una non meglio precisata Ong che si occupava di caffé e affini. La sigla Ong sta per organizzazione non governativa. Una sigla che è tutto un programma e dovrebbe significare indipendenza rispetto alle politiche economiche delle multinazionali Usa. Una mission delle Ong, ad esempio, è il rispetto dei diritti umani, ma qui siamo ancora nel campo dei buoni propositi, perché nei fatti, l'azione delle Ong, altro non è che finta vigilanza e mutuo consenso alle politiche di rapina adottate da suddette multinazionali. 



Mondo statunitense (cortesemente prelevata dal blog Cosas De Los Gringos)



Va da sé che quel tipo di lavoro sia ammantato da una notevole dose ipocrisia e mistificazione. Per questo è l'ambiente adatto per individui doppi, per venduti e infami di vocazione. Un esempio per tutti, la finta conferenza stampa, seguita a vera espulsione, del finto attivista per i diritti umani, vero agitatore Cia (agit-prop Cia), José Miguel Vivanco, nel settembre del 2008 a Caracas. Notizia prontamente riportata dal periodista di destra, Enrico De Simone.

Ma a quei tempi, nei giorni in cui conobbi la ragazza di Piero Armenti nell'autunno del 2005, Enrico De Simone si faceva passare per chavista, ovvero per socialista tout court. Idem Piero Armenti, anch'egli si professava convinto chavista: lui e la rivoluzione bolivariana erano una cosa sola. Guai a parlar male di Chavez. 


Piero Armenti, quando era chavista - Caracas 2005

Difficile dire che i due giornalisti siano diventati di sinistra in Venezuela, per poi ritornare di destra una volta fuori dal paese. Mi sembra poco probabile, un po' come uno che si riscopra omosessuale a 50 anni... a meno che non abbia vissuto fino ad allora sulle nuvole.

Agustin Codazzi pintado a la Andy Warhol

Dicevo, la posizione dei due periodisti non si capiva, anche perché Caracas ha ospitato le dorate latitanze di diversi fascisti, basti pensare a Stefano Delle Chiaie.
Oppure, per rimanere all'attualità, si pensi all'ex politico DC, poi faccendiere della 'ndrangheta (legato a Marcello Dell'Utri) Aldo Micciché, che abitava proprio lì vicino a Plaza Altamira e, anche lui, come Piero Armenti, al Consolato Generale italiano di Caracas (reame della Anna Grazia Greco) era di casa...
In effetti è molto probabile che il sig. Aldo Micciché e Piero Armenti si siano incontrati e si conoscano: il Consolato Generale italiano di Caracas non è certo il Sambil, ma è soltanto una piccola palazzina di 2 piani. 

Questo inquadra bene dei fatti altrimenti incomprensibili:
  •  il comportamento fuorilegge di Anna Grazia Greco  e consociati, ovvero la Giunta Direttiva del Codazzi con a capo Guido Brigli 
  • l'ostentata negligenza della commissione ministeriale capitanata dal pagliaccio di Stato, Paolo Scartozzoni
Tornando alle convinte asserzioni bolivariane dei due periodisti, altrimenti di destra, io non avevo fedi da ostentare e restavo coerente al mio scetticismo di base, anzi, spesso in classe facevo la parodia del chavismo, ritenendolo puro folklore locale. E credo che se il paese fosse stato governato da quella tremenda dittatura che vedevano molti fascistelli - gente entrata in Venezuela strisciando e in seguito scappata con la coda in mezzo alle gambe - beh, se fosse stato così, immagino che io sarei durato il tempo di un giorno a Caracas. 
E invece sono andato e tornato più volte in Venezuela.  Sempre a testa alta.

La prima parte della serata, ovvero l'incontro con quelli che non conoscevo, era al Sambil. Piero Armenti era in fibrillazione, quella sera stava per presentarci la sua ragazza: una venezuelana niente male.
Dopo le presentazioni andammo in un sushi-bar perché i fighetti del gruppo erano abituati a trattarsi bene. Dopo esserci ingozzati di pesce crudo ci spostammo in un locale dove l'amico di Carlo Fermi, in procinto di lasciare il Venezuela, offrì da bere a tutti. 

Di Carlo Fermi c'era un articolo del gennaio 2009 sulla Voce d'Italia di Caracas, in cui spiegava perché si era trasferito a Caracas e parlava del suo amico, quello che ho conosciuto durante l'uscita dell'ottobre 2005. Curiosamente, dopo pochi anni, l'articolo in questione è rimasto nell'archivio del giornale (dove lavoravano Piero Armenti ed Enrico De Simone), ma è scomparso ogni riferimento a Carlo Fermi e al suo amico che lavorava nell'Ong del caffé. 
Per ritrovare il testo originale bisogna andare sul sito delle autrici (leggi articolo integrale).

Attualmente Carlo Fermi si è trasferito in Colombia, a Medellin, rinomato centro di produzione e smistamento della cocaina, Carlo Fermi però produce pasta alimentare.


domenica 9 giugno 2013

Piero Golia interpreta un mio quadro | Omaggio al "finto disinvolto", Accademia di Belle Arti di Napoli - 9 giugno 1997

Rispetto al gruppo del corso di disegno, il gruppo cosiddetto degli anarchici, Piero Golia ha sempre fatto categoria a sé, e non perché fosse questo gran genio, al contrario...  
Piero Golia aveva un modo di relazionarsi agli altri piuttosto insolito. Ad esempio arrossiva con estrema facilità e in maniera impressionante: mai visto qualcuno arrossire a quel modo. Piero Golia dava l'idea di non essere mai davvero a proprio agio, anche se le persone che frequentavano il corso erano le più pacifiche di questo mondo. Piero Golia arrossiva e poi, per mascherare il suo imbarazzo, si gettava in performance o battute di dubbio gusto.
Nella foto di questo post, Piero Golia, fumatore compulsivo, si improvvisa performer di un mio lavoro... No comment. 
Omaggio a Piero Golia, il finto disinvolto.  

Piero Golia interpreta un mio quadro

lunedì 26 novembre 2012

Piero Armenti & Antonio Nazzaro: storie di ordinaria disinformazione


In un' intervista ad Antonio Nazzaro, ex impiegato dell'Istituto Italiano di Cultura di Caracas, Piero Armenti offre l'ennesimo saggio di ordinaria disinformazione:


In particolare quando chiede al Nazzaro che elementi ha per la sua “autodenuncia” e questi gli risponde che alla Bolivar y Garibaldi, accettano di tutto, compreso (lui) professori non abilitati e senza titoli. Mentre al Codazzi, sotto la mala gestione di Anna Grazia Greco, continua il Nazzaro, prendono solo professori abilitati... 
Piero Armenti resta in silenzio per qualche infinito secondo a questa patetica affermazione. Piero Armenti sa bene, a meno che non abbia seri problemi di amnesia (in tal caso sarebbe bene che cambiasse lavoro) che al Codazzi c'era una percentuale risibile di insegnanti abilitati. In particolare, nell'anno scolastico 2004/2005, su un totale di 6 insegnanti provenienti dall'Italia, c'ero solo io con l'abilitazione. 
L'anno successivo eravamo in 2.
M, la collega che viveva affianco alla casa di Piero Armenti, per esempio, lei non era abilitata. Immagino che in due anni di quasi convivenza questa informazione gli sarà arrivata. Inoltre, è altrettanto curioso che Piero Armenti ignorasse le denunce piovute sul Codazzi da parte di quel gruppo di insegnanti, M. compresa.
Sarebbe interessante sapere per quale motivo a Piero Armenti stanno tanto a cuore quel branco di escualidos idioti dell' “Agustin Codazzi”.


l'intervista ad Antonio Nazzaro è di Piero Armenti, l'apprendista


giovedì 20 settembre 2012

Consorterie: Anna Grazia Greco, Antonio Nazzaro e Kyong Mazzaro | Bruno Teodori, dirigente Mae

Quando lavoravo alla scuola "A. Codazzi" di Caracas, ho avuto modo di conoscere, per interposta persona, il prof Bruno Teodori. Ciò accadeva specialmente quando, parlando della penosa gestione della scuola con qualche collega, si passava a ragionare sugli esempi più recenti. Nel 2004 e negli anni successivi, la pietra di paragone era la gestione del dirigente Bruno Teodori. Tutti i colleghi, venezuelani e italiani, concordavano sul fatto che la sua dirigenza faceva funzionare bene la scuola. I vari elementi della Giunta Direttiva, infatti, con il dirigente Teodori rimanevano al loro posto. Non si allargavano, come hanno fatto in seguito. E gli insegnanti non avevano bisogno di elemosinare i propri diritti. 
Da quel che ascoltavo, il prof Bruno Teodori era l'italiano più rimpianto di Caracas...

Caballero buscando a Kyong Mazzaro

Per sfortuna, il prof Bruno Teodori era venuto a mancare, se ben ricordo, a causa di un ictus nel 2004. 
Dai racconti, mi ero fatto l'idea di un uomo abbastanza avanti con gli anni, diciamo sopra la sessantina, tipo 65 portati male... E invece, appena ho provato a verificare le mie valutazioni, mi sono reso conto che mi ero sbagliato alla grande: in questi giorni ho scoperto che, quando il prof Teodori è scomparso, era poco più che quarantenne, aveva 43 anni. Dunque era nel fiore degli anni ed era anche uno sportivo.
A volte si è superficiali senza volerlo. Avrei dovuto spendere qualche dubbio in più su quella morte. Come ho fatto, in seguito, sul mio avvelenamento del 2004 a Caracas. 
Avevo 36 anni e se fossi morto, quella scuola sarebbe stata statisticamente un'eccezione alla media nazionale che è di 79 anni per ciascun individuo (e non di 79 anni divisi, più o meno, in 2).

Omaggio a Bruno Teodori

gianluca salvati

gianluca salvati
Gianluca Salvati - Lotta di cani

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