Uomo che saluta - olio su tela 1996

Uomo che saluta - olio su tela 1996
Esposto nel 1997 (c'era quel coniglio di Piero Golia) - coll. Franco Chirico

Saul Bellow 1997: funzione dell'arte

Io non propongo assolutamente niente. Il mio unico compito è descrivere. I problemi sollevati sono di ordine psicologico, religioso e - pesantemente - politico. Se noi non fossimo un pubblico mediatico governato da politici mediatici, il volume della distrazione forse potrebbe in qualche modo diminuire. Non spetta a scrittori o pittori salvare la civiltà, ed è uno sciocco errore il supporre che essi possano o debbano fare alcunché di diverso da ciò che riesce loro meglio di ogni altra cosa. […] Lo scrittore non può fermare nel cielo il sole della distrazione, né dividere i suoi mari, né colpire la roccia finché ne zampilli acqua. Può però, in determinati casi, interporsi tra i folli distratti e le loro distrazioni, e può farlo spalancando un altro mondo davanti ai loro occhi; perché compito dell’arte è la creazione di un nuovo mondo.
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domenica 19 gennaio 2014

La ragazza di Piero Armenti e l'appartamento di M | "Los hermanitos" a Sabana Grande

Nel gennaio del 2006, la ragazza di Piero Armenti andò a vivere da M. Il governo Chavez, infatti, stava ristrutturando interi barrios, i quartieri popolari conosciuti in Venezuela come rancho. In quel periodo toccava al quartiere del 23 Jenero, dove si trovava la casa dei genitori della tipa. Lei non aveva amiche che la ospitassero in quel periodo.
 

Un aspetto curioso di questa ragazza venezuelana era che, pur vivendo con i suoi genitori, trascorreva lunghi periodi senza rincasare. La ragazza di Piero Armenti, questa nomade, era ospite fissa delle sue amiche. Per questo motivo si spostava spesso con uno zaino, tipo quelli da scuola, in cui teneva tutto l'indispensabile.
Tutta la vita in uno zaino, o almeno, buona parte.

In Venezuela è facile vivere con pochi indumenti perché il clima è caldo. Il primo anno che ho vissuto a Caracas (che è comunque a quota 1000 m) avevo portato come capo più caldo, una felpa. Ma l'ho utilizzata poche volte, perché, anche alle 6 del mattino, quando andavo a scuola, mi faceva sudare.
Tornando alla ragazza di Piero Armenti, passava di casa in casa, ma ogni tanto tornava dai suoi familiari. Nel gennaio 2005 si era trasferita temporaneamente da M, cosicché una sera vennero a farle visita los hermanitos.

(Io non ero presente dunque questo racconto è la riproduzione di quanto riferito da M)

In quei giorni, per non meglio precisati motivi, la ragazza di Piero Armenti e Piero Armenti, non si stavano frequentando. In gergo tecnico si dice che erano in freddo
Quando vennero a farle visita los hermanitos, lei pensò bene di fargli un dispetto. 
Con gli hermanitos, infatti, arrivava anche la caña (gli alcolici), per lo più robaccia di inifimo livello e, di conseguenza, l'allegria... La ragazza di Piero Armenti era una Bukowski del gentil sesso: con la bottiglia ci andava giù pesante. 

Quando la serata, tra una battuta, una risata e una bevuta, era bella e avviata, la ragazza di Piero Armenti chiese se c'era qualcuno intenzionato a frustarla. Un hermanito si offrì volontario. Lei cercò fra le sue cose e ne tirò fuori un frustino. Lo passò all'hermanito. Tirò giù i pantaloni, si appoggiò al muro e l'hermanito prese a frustarla.
La ragazza di Piero Armenti prese a gridare che le piaceva essere trattata così, le piaceva fare il sadomaso e sconcezze simili...
 

La ragazza di Piero Armenti e alcuni hermanitos

Ad un certo punto un Piero Armenti spazientito dovette battere contro il muro per avere un po' di silenzio... ed è risaputo quanto gli fosse necessario un certo silenzio per concentrarsi al suo lavoro d'intellettuale. La tipa con cui era in freddo gli rispose per le rime, senza mai nominarlo, tanto che alcuni hermanitos cominciarono a chiederle cosa stesse accadendo.
 
Non so a che ora fossero andati a dormire, e poi come, dato che erano in 15 se non più e c'era un solo letto matrimoniale nel monolocale di M. 
Di fatto M era l'unica che all'indomani doveva alzarsi presto: alle 7 bisognava essere a scuola. Pardòn, alle 6 e 55 (cinque minuti prima e non cinque minuti dopo...)
Ma, quando il giorno seguente mi raccontò delle trasformazioni della ragazza di Piero Armenti, che ai miei occhi era una tipa piuttosto riservata, mi piegai in due dal ridere.

sabato 2 novembre 2013

Storia di un quadro | Mail art - genesi di una tecnica nomade | Il capo degli spioni in Marocco

La mail art ha rappresentato una valida alternativa alla pittura in Marocco. Non che mi mancassero lo spazio o i mezzi, ma avevo un tempo molto risicato da dedicare all'arte, cosicché iniziai a evitare tutte le procedure laboriose del dipingere, riducendo la pratica al disegno colorato e al collage. Forbici e pennarelli, carta e colla. Una tecnica nomade: economia di mezzi utilizzando uno spazio minimo. 
I commenti di chi riceveva le mie cartoline erano spesso entusiastici: i conoscenti rimanevano di stucco. In realtà ho un'antica passione per la carta e il collage. Questo è uno dei motivi che mi fa amare da sempre i lavori di Matisse. Ma lo spunto per le cartoline delle mail art mi venne da un servizio giornalistico su una mostra di John Lennon tenutasi a Londra anni fa. L'esposizione riguardava le cartoline inviate dall'ex Beatles ai suoi conoscenti, i testi delle cartoline erano vivacizzati da divertenti trovate grafiche o fumettistiche. John Lennon aveva frequentato il liceo artistico in un'epoca di grande creatività. In quegli anni a Londra c'è stata l'esplosione della cultura pop, un'autentica rivoluzione stilistica i cui riflessi si riverberano tutt'oggi. Tra l'altro, la cover di Sgt. Pepper's dei Fab Four è dell'artista Peter Blake, il loro White Album di Richard Hamilton. Oltre ai Beatles anche altre star della musica, come i Rolling Stones e i Sex Pistols, si nutrirono delle immagini create nelle accademie di belle arti: vere e proprie fucine di cultura. 
Le cartoline di John Lennon erano un ottimo esempio di arte formato mini, cosicché cominciai a creare cartoline ex-novo partendo dal cartone grezzo, a differenza dell'autore di Imagine che utilizzava le cartoline comuni. Il tutto andò avanti finché non mi accorsi che le mie mail art non giungevano più a destinazione: dovevano essere incappate in appassionati d'arte durante il percorso... A quel punto smisi con le mail art: lavorare gratis per l'arte va bene, ma lavorare a favore di ignoti, no, proprio non va bene...

ps  dimenticavo di aggiungere che quando lavoravo in Marocco (la scuola era all'interno del Consolato italiano) ho conosciuto i due responsabili dei servizi segreti dell'ambasciata italiana di Rabat. Entrambi mi sono stati casualmente presentati dalla stessa persona, ovvero colui che mi aveva chiamato a lavorare alla scuola italiana di Casablanca: Raffaele Vitalone, direttore con nomina Mae (Ministero degli Affari Esteri) di quella scuola. 
Il responsabile dei servizi segreti dell'ambasciata è uno solo, ed io ho conosciuto sia il signore che ne ha ricoperto l'incarico dal 1995 al dicembre 2003, sia il suo successore, presentatomi dal direttore nel gennaio 2004.

 

gianluca salvati

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Gianluca Salvati - Lotta di cani

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