Uomo che saluta - olio su tela 1996

Uomo che saluta - olio su tela 1996
Esposto nel 1997 (c'era quel coniglio di Piero Golia) - coll. Franco Chirico

Saul Bellow 1997: funzione dell'arte

Io non propongo assolutamente niente. Il mio unico compito è descrivere. I problemi sollevati sono di ordine psicologico, religioso e - pesantemente - politico. Se noi non fossimo un pubblico mediatico governato da politici mediatici, il volume della distrazione forse potrebbe in qualche modo diminuire. Non spetta a scrittori o pittori salvare la civiltà, ed è uno sciocco errore il supporre che essi possano o debbano fare alcunché di diverso da ciò che riesce loro meglio di ogni altra cosa. […] Lo scrittore non può fermare nel cielo il sole della distrazione, né dividere i suoi mari, né colpire la roccia finché ne zampilli acqua. Può però, in determinati casi, interporsi tra i folli distratti e le loro distrazioni, e può farlo spalancando un altro mondo davanti ai loro occhi; perché compito dell’arte è la creazione di un nuovo mondo.

lunedì 31 ottobre 2016

Caribe e vitamina C...


Caribe e vitamina C... | Nei primi tempi di permanenza a Caracas, nell’autunno del 2004, cominciai a lamentare una diffusa debolezza. Essendo uno che non fa mistero delle proprie vicissitudini, ne parlavo con le colleghe. A un certo punto mi avvicinò la vecchia cariatide, quella baldracca, per dirmi che, a noi europei, il clima caraibico poteva giocare questi scherzi... In tal caso, aggiunse l’ex dipendente del Consolato Generale di Caracas, bisognava integrare la dieta con un maggiore apporto di vitamina C...
Vero che si era al Tropico, ma Caracas ha un clima formidabile, nulla a che vedere con tanti altri luoghi dove ho vissuto. Inoltre dalle parti del Codazzi si viveva praticamente immersi nel verde.
Ad ogni modo,  nei giorni seguenti acquistai della vitamina C in compresse masticabili e cominciai ad assumerne una o due al giorno. Quando il puttanòn mi rivide, riprese a domandare della mia salute, che effettivamente era migliorata e glielo confermai. Cosicché il vecchio truiùn se ne andò soddisfatto.

Ora, a distanza di tempo, sono certo che il mio peggioramento dipendesse da non meglio specificati additivi, aggiunti, a mia insaputa, ai pasti che consumavo. Da una parte il coinquilino, dall’altra la scuola, che aveva un servizio mensa e bar, e neanche lì scherzavano...
Oggi ho la plastica certezza che le cose siano andate proprio in questo modo. 
Il bagasciùn aveva il ruolo di sincerarsi che la “cosa” non sfuggisse di mano...
Di certo avevo fatto bene a lamentarmi del mio stato di salute, quando tornai dopo le vacanze di Natale, reduce dall’avvelenamento, la maggioranza delle persone decenti che c’erano a scuola, avevano già capito di cosa si trattava, altro che vitamina C...

https://plus.google.com/107300685509941252849/posts/8mF35D5hs8z

Il lavoro allegato in basso, una stampa e tecnica mista su carta,  spiega bene come mi sentivo in quei giorni; la sua realizzazione risale a pochi giorni prima dell'avvelenamento.

Tra l’altro, quando venne il rappresentante di Sanitas Venezuela per farmi firmare il contratto (ottobre 2004) con la sua assicurazione sanitaria, ricordo che mi fece una serie di domande sui miei acciacchi vicini e lontani. Ebbene per la prima volta ebbi la netta sensazione che dare notizie del genere a quel personaggio lì era una cosa sbagliata. Per quanto quel tipino fosse vestito in maniera impeccabile, intuivo che quelle informazioni così personali andavano nelle mani sbagliate.
Invece col puttanòn questo allarme non mi scattava, perché il truiùn sapeva controllarsi decisamente meglio: aveva passato una vita a simulare praticando uno dei mestieri più antichi al mondo e a quei tempi aveva maturato una discreta esperienza. Oltre ad una meritata pensione del Consolato Generale di Caracas, ovviamente.

https://plus.google.com/107300685509941252849/posts/KEdhk6H8tHS


What about the fucking human rights? dic. 04

Kyong Mazzaro: international aid and violent conflict - Columbia University

Post tutto da scrivere... ma già assai indicativo di quel giorno, il 28 agosto 2008, quando ho finalmente capito con che specie di gentaglia avevo a che fare... a partire dalla giovane, ma alquanto scafata bagascia, Kyong Mazzaro, al relitto umano dalle velleità poetiche Antonio Nazzaro, fino al fascistello Andrea Dorado.
Costoro, come altri ambigui personaggi presenti a Caracas,  erano alle strette dipendenze della Greco (di fatto più burattini che dipendenti) Anna Grazia: una squallida mafiosa al Ministero degli Affari Esteri.
Altro che quote rosa: quote mafiose...


Kyong Mazzaro - Caracas, 28 agosto 2008 

giovedì 20 ottobre 2016

Controllo e regime - La mostra di Moore

Pochi giorni prima del ricovero ospedaliero dell’ottobre 1995, ero andato al Maschio Angioino a vedere la mostra di Moore (scultore inglese). Ero assieme ad un collega del corso di Nudo, ed avevo con me la reflex per scattare un po’ di foto.
Il Maschio Angioino è decisamente un bel castello, assai suggestivo, con le sue pietre grigio scuro, il fossato e tutto il resto. Cominciai a scattare foto già all’esterno.
Alcune foto erano frontali, al collega, con il muro del castello sullo sfondo. Altre invece, per evidenziarne l’architettura erano in prospettiva, quindi comprendevano il marciapiede, la strada, etc.
Ora, dopo l’odissea del rocambolesco ricovero, circa un mese dopo, feci sviluppare il rollino e stampare le foto. Quando le ritirai, non mi accorsi che mancavano alcuni scatti, ovvero quasi tutte quelle scattate sull’esterno del castello il giorno della visita alla mostra di Moore.
Me ne sono accorto solo dopo più di 15 anni, scoprendo che mancavano oltre alle foto, anche i negativi delle stesse. E, dato che la pellicola del negativo è sempre numerata, la cosa risulta assai evidente.
Che sarà successo?
1. Prima ipotesi.
Qualcuno, essendo casualmente era alle nostre calcagna, è casualmente comparso in quelle foto.
E sempre casualmente, venuto a conoscenza del rocambolesco ricovero e delle sue imprevedibili conclusioni, e deve aver fatto carte false per scomparire da quei documenti lì.
Ora, in questo paese ho sentito parlare spesso di “poteri occulti”, che è l’escamotage preferito dai media per non dover dire la parola “regime”. Di fatto quell’espressione è una presa per i fondelli, oltre che un’offesa all’intelligenza. O forse c’è qualcuno in giro in grado di rendersi invisibile?
Ritornando al mio materiale, chi ci ha messo le mani non si è reso affatto invisibile, al contrario. Ha lasciato una gran bella traccia...
Ricapitolando: la persona o le persone che il giorno di ottobre, il 20 del 1995, verso le 5 del pomeriggio, si trovava nei pressi del Maschio Angioino alle mie calcagna mentre scattavo foto, non ha la coscienza completamente a posto...

Il collega fotografato davanti al Maschio Angioino


martedì 18 ottobre 2016

Silvestro Carusone e il gruppo degli anarchici


Questo scritto indaga la vita dell’illustre pittore, già maresciallo dell’Aeronautica Militare, Silvestro Carusone. Il Carusone, proviene da un paese di Terra di Lavoro (Ce), ovvero lo stesso pueblo della signora Maria, spettabile moglie di Franco Chirico.
Dopo aver militato all’aeroporto militare di Grazzanise, il Carusone ha deciso di dedicare la sua intera esistenza all’arte pittorica figurativa. Figuratevi che dal 1994 al 1999 il pittore si reca regolarmente all’accademia di Belle Arti di Napoli per seguire i corsi di disegno con la modella, Lory. L’accademia di Belle Arti di Napoli dista da casa sua una cinquantina di chilometri. Cosicché ogni qual volta il Carusone Silvestro abbia voglia di disegnare la modella Lory, macina un centinaio di chilometri. Se non è spirito di dedizione questo?
Che forse nel casertano l’arte non va di moda?
Da quelle parti non esistono studi di pittori e corsi di disegno?
Può darsi, intanto è vero che quella provincia ha una vocazione particolarmente fascistoide: ci sono più caserme che esseri umani...
Detto ciò, bisogna pur ricordare che in quel periodo, cioè dal ‘94, il corso frequentato dal Carusone viene definito da qualcuno il “gruppo degli anarchici”...
Un personaggio che insiste particolarmente su questa definizione, oggi si beccherebbe come minimo una denuncia, è il professore di pittura dell’Accademia, Luigi Pierno, su cui torneremo con calma...
Per quanto riguarda l’aspetto stilistico, il Carusone, riesce a metter su, con disegno lento e ponderato, le linee principali della fisionomia di Lory. Ma il migliore apporto il pittore lo esprime nella coloritura. Quando lo cogli con il pennello in mano, ti accorgi che il suo sguardo diviene meno ponderato e smaccatamente pratico. Le sue campiture, per lo più a base di colori terrosi,  ricoprono progressivamente la figura a partire dai margini... Dopo un po’ non capisci se hai a che fare con dei nudi o delle larve...
Questo stile rientra a pieno titolo nelle innumerevoli tecniche dell’Insabbiamento Aulico, appreso dal Carusone in anni e anni di dura disciplina.
Ma vediamo come il Maestro Silvestro definisce la propria arte.

“ Il suo stile NAIF accompagnato dagli studi pratici sulla modella “Lory” fatti nell’accademia di belle arti di Napoli, gli permettono di dipingere nelle sue tele soggetti di grande forza espressiva ,sia nelle forme che nel colore. Nelle  sue esperienze nel campo dell’estemporanee e l’amore per i grandi spazi lo portano a girare l’Italia ed a immortalare nelle sue tele luoghi di grande fascino...

Un disegno di Silvestro Carusone, tecnica  dell'Insabbiamento Aulico


Tullio Pironti: una visita da Spazio Arte

Un mattino dell’aprile del 1999, alla mia personale presso Spazio Arte di via Costantinopoli, si presentarono l’editore Tullio Pironti con un accompagnatore. Sapevo chi era Pironti, personaggio piuttosto noto della scena artistica napoletana, ma non avrei immaginato di vederlo alla mia personale. Il tipo, in verità, fece di tutto per far sembrare la sua presenza lì un puro caso...
Un accidente, dagli inevitabili risvolti comici, va detto.

Non è così scontato essere un attore buono per tutte le occasioni. Per queste ed altre incongruenze la sua “casuale visita” suscitò diverse domande, benché non fosse scontato trovarne le risposte nell’immediato...

Altrettanto strana, fu la mancata venuta di Franco Chirico, editore di punta del Cammino Neocatecumenale, oltre che guida spirituale dei miei genitori, (pensate un po’ in che mani erano i miei...). Mia madre gli aveva detto, ad un incontro del CN, che io alla mostra avevo esposto anche un suo ritratto (cosa decisamente vera, benché non intenzionale da parte mia). Ciononostante lui non si vide... E dire che alla mostra collettiva cui avevo preso parte 2 anni prima all’accademia di Belle Arti, il Chirico non solo venne a vederla, ma comprò anche 2 dei miei quadri...
Il primo dipinto che acquistò, come già detto diffusamente, è “Uomo che saluta”, su cui il Chirico trovò il modo di fare alcune congetture sibilline... Ma quel quadro era stato molto ammirato durante la mostra: diverse persone avevano espresso il proprio sincero apprezzamento. La cosa non mi meravigliava, era un quadro decisamente riuscito. Un’ottima risposta al deprezzamento programmato commissionato da qualche fottuto massone al critico Arcangelo Izzo appena un anno prima.
Non ho ancora parlato invece dell’altro lavoro acquistato dal Chirico nel ‘97. Il quadretto era un cartone non molto grande ma davvero intenso ed interessante. Il quadretto in questione è quello in alto a destra sulla foto che vede immortalato un giovane Piero Golia, artista concettuale di primo pelo, lievemente a disagio...
Il cartone nasceva come studio sulla retinatura tipografica. Ed è realizzato ad olio.

Piero Golia in posa vicino al quadro acquistato da Franco Chirico



sabato 15 ottobre 2016

Daniele Marconcini - PD regione Lombardia

O anima cortese mantovana,
di cui la fama ancor nel mondo dura,
e durerà quanto il mondo lontana,
l'amico mio, e non della ventura,
ne la diserta piaggia è impedito
sì nel cammin, che volt'è per paura;
e temo che non sia già sì smarrito.
   La Divina Commedia, Inferno: Canto II - Dante Alighieri


Daniele Marconcini - PD regione Lombardia - ex dipendente Eni

mercoledì 12 ottobre 2016

Luciano Chirico e lo studio di registrazione

Nell’anno di grazia 2002, ho avuto la fortuna di realizzare un antico sogno. Sogno che risaliva al millennio precedente, quando fanciullo mi dilettavo a mescolare colori a tempera, o un po’ più grande, disegnavo scritte e loghi.
Il sogno in questione riguardava il lavoro, che mai e poi mai avrei immaginato potessi raggiungere in una città come Napoli. Il lavoro in questione è quello di grafico.
Due sogni, dunque, realizzati in un sol colpo. Se questa non è fortuna...
Non avevo tutte le conoscenze necessarie ad un grafico: avevo avuto il mio primo computer  appena 2 anni prima nel 2000. Conoscevo Photoshop, ma lo utilizzavo al minimo.
Per quanto riguardava colore e composizione, però, avevo già una discreta esperienza, benché acquisita da autodidatta. Ero un vero self made man. Uno che si è fatto da solo.
La mia fortuna non terminava qui, perché nella stessa azienda presso cui lavoravo ho avuto modo di apprendere alcuni linguaggi che a quel tempo mi sembravano idiomi alieni, quali l’Html. Inoltre, tutto ciò che riguardava l’aspetto tecnico della grafica, dalla progettazione alla stampa, lo potevo delegare ai tecnici di una tipografia a mia scelta...
Potendo scegliere la tipografia, optai per una vicino casa, così potevo seguire i lavori in maniera più agevole.
Dopo un certo periodo, nei pressi della tipografia incontrai il figlio di Franco Chirico, Luciano. Un suo amico, tale Carletto, aveva preso in affitto uno spazio all’ingresso del parco dove si trovava la  tipografia. Per questo in seguito li ho incontrati spesso.
Il tipo, Carletto, si interessava di musica, piuttosto a tempo perso, e quello spazio era il suo studio di registrazione. Bella coincidenza, vero?
Questa è solo una delle infinite coincidenze che sono capitate, non solo a me ma anche alla mia famiglia, con quei soggetti di provenienza fascio-massonica della famiglia di Franco Chirico.


Primary colours, 1996

martedì 11 ottobre 2016

La moschea Hassan II a Casablanca

Nel settembre del 2003, ero in Marocco, andammo in visita alla moschea Hassan II: un’enorme costruzione che si affaccia sul blu dell’Atlantico. Ero fuori di me per l’emozione, non mi sembrava vero. Alcuni Paesi hanno una storia e una cultura che emana dal singolo, semplice manufatto alla grande opera pubblica. I colori che ho trovato in Marocco o in Messico, non sono riuscito a ritrovarli altrove. Da quelle parti c’è un gusto unico, un perfetto mix di osservazione della natura ed elaborazione culturale.
Ho la sensazione che altrove, per esempio in Italia, queste capacità si siano perdute, basti pensare a tante antiche forme di artigianato soppiantate da oggettistica prestampata ed omologante.
Inoltre c’è l’aspetto della diversità culturale, che non è secondario, e stuzzicava la curiosità degli artisti già nell’ottocento, basti pensare a un Delacroix.
Insomma ero lì in Marocco, visitavo un edificio sacro con alcune colleghe, ed ero decisamente felice. Mentre ammiravo gli abbinamenti cromatici di una decorazione marmorea, mi sembrava di aver trovato la quadratura del cerchio. Ovvero, lavorare e scoprire: forse avrei ripreso a dipingere...
Detto ciò non è che mi siano sfuggite le critiche ad un edificio così imponente, in un periodo tutto sommato di magra, cosicché per realizzarlo è stato necessario spremere a dovere la popolazione con nuove, esose tasse.
Ricordo un gruppo di veneti, per la verità un po’ in avanti con gli anni, che in quella moschea pretendeva di sollevare questa problematica. Dimostrando, in tal modo, tutta la loro grettezza.
É come se i turisti presenti nella basilica di San Pietro rinfacciassero alle guide il sistema adottato per costruire un tale, faraonico tempio della cristianità. 
Ovvero attraverso la vendita delle indulgenze...
A volte basta un po’ di tatto unito a buon senso.

Dopo la visita, ci recammo in una sorta di Mc Donald locale, ma con prodotti locali di qualità decisamente migliori del succitato self-service globale.
Ricordo un pane, tipo sfilatino, con la crosta brunita dai semi di papavero. Dal gusto unico, non c’era proprio partita col noto venditore di hamburger dopati...
Nelle sale, decorate da palloncini come per una festa, c’era un altro gruppo che avrei detto decisamente ortodosso, quanto meno nell'abbigliamento. Mi pare fossero per lo più donne con bambini, forse una decina di persone, forse meno. Le donne erano tutte rigorosamente vestite di abiti tradizionali neri.
Per quanto fosse evidente che quelle persone erano benestanti, tra i due gruppi, diciamo l’occidentale e l’arabo, si creò una certa distanza, per non dire una strana tensione.
Innanzitutto non ci si guardava, se non di sottecchi. Io vedevo delle ombre nere, più o meno immobili. E di là immagino vedessero delle ombre colorate, altrettanto immobili.
Cosa ancora più evidente, anche i bambini che giocavano restavano sulle loro: nel nostro gruppo ce n’erano un paio. La premessa, comprensibile, di questo comportamento, oltre al quotidiano, e spesso insulso, bombardamento dei mass media, è che gli attentati di Casablanca del 16 maggio erano ancora troppo vicini.

A un certo punto uno scoppio ci fece sobbalzare tutti. Era scoppiato un palloncino. Non so neanche da dove provenisse quel rumore improvviso, ma so che ci fece saltare senza esclusione di sorta. In quel momento incrociai lo sguardo di una giovane donna dell'altro gruppo. E vi lessi la mia stessa paura. Allora cominciai a capire...
Dopo quest’episodio, i due gruppi non dico che socializzarono, ma la permanenza nel locale  proseguì con un andamento decisamente più rilassato...


Casablanca, la moschea Hassan II

lunedì 10 ottobre 2016

Fondazione Sanitas Venezuela

Chi siamo:

La Fondazione Sanitas Venezuela è una istituzione privata senza fini di lucro (mi ricorda qualcosa... ndr.), apartitica e non religiosa, il cui scopo è essere utile alla comunità ricercando la felicità, la pace e il benessere di tutti i suoi componenti, così come promuove l’attenzione alla salute di tutti gli esseri umani senza discriminazione di razza, religione, ideologia o convinzione politica, attraverso attività di aiuto, assistenza tecnica ed economica nel campo della salute indirizzata a persone non abbienti, inclusi bambini, bambine e adolescenti.

Allo stesso tempo cerca di elevare i valori fondamentali della persona, il miglioramento della cultura, dell’istruzione e delle capacità quali elementi centrali del miglioramento degli esseri umani nella società venezuelana grazie al sostegno scolare, all’attenzione psicologica, alla realizzazione di laboratori di arte ed attività di produzione manuale, includendo aspetti come la salvaguardia dell’ambiente naturale, il riciclaggio di materiali, l’educazione civica, l’igiene personale, generale e tutto ciò che riguarda strumenti utili ad uno sviluppo integrale.

p.s. non riesco a capire di chi si parla, leggo solo un'accozzaglia di luoghi comuni infilati uno dietro l'altro e tutti quanti (...) all'umanità, come direbbe un personaggio di Sciascia ne "Il giorno della civetta".
D'altronde è risaputo: di buoni propositi è lastricata la strada per l'inferno...

 
 
Sanitas Venezuela - tessera sanitaria


domenica 9 ottobre 2016

Burundanga in Messico

 Durante le vacanze di Natale del 2006, feci un viaggio in Messico, benché diverse persone avessero provato a dissuadermi.
Questo paese del centro America era una meta che ambivo raggiungere da molto tempo, per cui nessuno degli argomenti ascoltati sarebbe stato abbastanza scioccante da farmi cambiare idea. Così approfittai delle vacanze natalizie, che fortunatamente in Venezuela erano lunghe (tre settimane circa), per realizzare il mio antico sogno.
Stare alcune settimane in un paese per me non significa averlo visto, ma è comunque meglio di niente. Un’altra mia regola che adotto quando mi trovo in un altro paese è di non fare il turista, ma di viverlo come se fosse il mio paese, dunque adoro mescolarmi alla gente.
In Messico ero partito da solo, El Hombre Negro era tornato in Italia ma mi aveva lasciato la guida Lonely Planet perché anche lui aspirava ad andare in Messico; M, invece era andata a sud, a Manaus (Brasile), in un viaggio interminabile e faticoso (non ho mai capito con chi). Dunque, da solo avrei seguito più che mai i miei principi. Quando si viaggia da soli ci vuole un po’ di attenzione che a me non manca, ma debbo anche dire che, per quanto abbia le antenne, non sempre mi capacito di tutto ciò che mi accade intorno.

Ero a Città del Messico, dalle parti del centro storico, ricordo un certo dispiegamento di polizia in quei giorni, e mi stavo incamminando verso zone che erano certamente meno controllate. Camminavo e non ero certo della direzione da prendere. Anche quando si vaga a zonzo bisogna mantenere delle direttrici di marcia. Io procedevo senza essere convinto del mio percorso. Ad un certo punto mi destò un tonfo, seguito da un gemito, mi voltai e vidi una ragazza ad un passo da me che era inciampata ed aveva battuto la testa su un alberello di quelli che decorano i marciapiedi. Fortuna che l’albero era piccolo ed aveva attutito l’impatto, ma alla ragazza si erano rotti gli occhiali. La compagna l’aiutò a tirarsi su.
Questo è ciò che riguarda il primo piano della scena.
Al secondo piano, invece, immediatamente dietro alle ragazze, c’era tutto un assembramento di persone che pareva di essere ad una manifestazione del partito comunista negli anni ‘70, il raggruppamento era quantomeno curioso dato che le strade e i marciapiedi circostanti erano quasi desolate. Era un po’ come avere uno sciame di grossi calabroni che ti ronzano silenziosamente attorno, anzi alle spalle...
Il mio sguardo sbigottito ed interrogativo mise in difficoltà parecchie di queste persone che si dispersero rapidamente. Stetti un attimo a fare il punto della situazione dopodiché cambiai marciapiede e tornai decisamente indietro: la ragazza era comunque in buone mani.

Non avevo capito tutto quello che stava accadendo a mia insaputa un attimo prima, ma avevo afferrato che la situazione era quantomeno allarmante, perciò ritornai senza dubbio ma con calma, verso la folla del centro.
L’accaduto di poc’anzi mi poneva molte domande, ed io non avevo la maggioranza delle risposte. Ma mi trovavo per caso delle domande simili a cui confrontarle. Per esempio, perché quella ragazza cadendo non aveva avuto la prontezza di mettere le mani davanti? Eppure era giovane e in buona salute. Qualcosa l’aveva rallentata nei riflessi... 
Proprio come quella collega di Caracas che era caduta rompendosi un dente sul marciapiedi, appena due mesi prima. Come mai non era riuscita, cadendo, ad attutire con un arto l’effetto dell’urto?
A quei tempi non avevo ancora sentito parlare di burundanga, né di sostanze simili, anche se avevo entrambe le guide della Lonely Planet, quella della Colombia e quella del Venezuela, che ne parlavano diffusamente (cosa che non fanno oggi).
In Italia, in genere quando si parla di situazioni simili, cioè di persone anestetizzate senza previa autorizzazione, si fa riferimento a chi viaggia in treno di notte, oppure a chi viene rapinato in casa.
Il cliché nazionale, infatti, vuole che a realizzare questo genere di imprese, siano un certo tipo di gruppi sociali, in genere gli ultimi gradini della casta, come gli zingari o i rumeni.
Sono loro i legittimi autori di questi reati truffaldini al limite con la magia nera.
Autori di comodo, ovviamente, com’è facile ed utile per i poteri travisare un simile, semplice stratagemma con la superstizione, la Chiesa ci sguazza da secoli su questa sorta di pii equivoci...
Di più non si dice perché il regime ha tutto l’interesse a mantenere il segreto su un certo modo subdolo di agire illegalmente. In tali casi bisogna ricordare che non esiste solo la burundanga, ma c’è tutta un’infinita farmacopea a cui far riferimento, il limite al solito è la fantasia, ma anche la consapevolezza delle persone normali quando notano insolite stranezze.
A volte basta cambiare aria.

Mexico D.C. - dic. 2006


sabato 8 ottobre 2016

Il figlio di Bin Laden e i siti porno

Come ho già scritto, nel periodo dopo l'avvento della Commissione interministeriale capitanata dal guitto di regime, Paolo Scartozzoni, cominciai a sentirmi piuttosto incomodo. Ero stato l'unico a muovere delle critiche nei confronti di quegli stura-cessi nati della cricca Codazzi, agli ordini della Greco. Il mio finto amico, il collega che aveva sostenuto le stesse rimostranze, era rientrato in Italia, senza alcun particolare motivo. Ed io mi sentivo sempre molto "osservato". Ovunque andassi nella scuola, vedevo teste che si giravano, neanche fossi stato il figlio di Bin Laden, che a quei tempi era piuttosto popolare.

Mi dicevo che me la stavano facendo pagare per via delle mie osservazioni alla commissione interministeriale e avevo ragione soltanto a metà.

Avevo rimosso troppo rapidamente quanto mi era accaduto nel dicembre del 2004 quando, una volta in piedi, avevo voluto credere alla patetica storiella che mi avevano propinato alla Clinica Sanitas di Plaza Altamira. Una storia che faceva acqua da tutte le parti e appena ho provato a verificarla si è disciolta come neve al sole: avevo avuto un dengue emorragico. Non c'era una sola affermazione valida in quelle chiacchiere.

Anche la pagliacciata della commissione ministeriale - da attribuirsi principalmente al pagliaccio di Stato, Paolo Scartozzoni, perché le altre persone rimasero al loro posto - era l’ennesimo tentativo di intorbidire ulteriormente le acque.

Fortunatamente la proverbiale stupidità della gente per cui lavoravo, universalmente riconosciuta anche fuori dai confini nazionali, mi risollevò da quella penosa situazione. Dopo un paio di mesi di "trattamento", accadde un fatto talmente eclatante che smisi automaticamente di essere il centro dell'attenzione.

Era venuto in mio aiuto, si fa per dire, il fidanzato della Greco (Anna Grazia, fuorilegge per passione), il prof di informatica che teneva corsi per tutte le classi. Il tipo, tale Fabrizio, era l'unico prof  proveniente dall'Italia a vantare un contratto. E che contratto, prevedeva alloggio in hotel di lusso e viaggi aerei spesati mensilmente! Neanche fosse stato un nababbo arabo! Noialtri, invece, si lavorava in nero, malgrado avessimo fatto presente l'irregolarità contrattuale alla commissione ministeriale guidata dal pagliaccio di regime, Paolo Scartozzoni, nel marzo del 2005.

Tornando al Fabrizio, l'amichetto della Greco, quello dal mega-contratto, accadde che, durante le sue ore, un bambino di 4ª elementare aveva preso  navigare su siti porno. Per questo motivo si era  organizzato portandosi un'intera lista di siti da visitare, come riportato dalla collega.

Il sig. Fabrizio era uso, quando lavorava, starsene seduto ad un computer pensando agli affari propri, ma non dopo aver distribuito giochini per tutti.

Dunque, se notò qualcosa, non lo diede a vedere. Né si sentì in dovere di intervenire quando una bambina gli disse del compagno che guardava siti vietati. Il prof le rispose senza scomporsi: "Se vuol mettersi quelle cose in testa...", come se la cosa non lo riguardasse.
E in effetti, il sig. Fabrizio da privilegiato qual era, si preoccupava unicamente di salvaguardare i propri interessi, impegnandosi meno del necessario.

Il giorno dopo ci fu una sollevazione di genitori. Lo scontento durò qualche giorno dopodiché fu messo tutto a tacere.

Da quel giorno però, magicamente, smisi di essere il figlio di Bin Laden per ridiventare un semplice cittadino. Quando passavo io, le teste non si giravano più: evidentemente c'erano problemi più seri a cui pensare...


Das Bin Laden Sohn, 2013 - penna su carta

Mafia Connection | Un’indiscrezione da Caracas

Il nostro uomo ha colpito ancora, grazie a lui, oggi sappiamo perché nell’anno scolastico 2005/06, noi insegnanti alla scuola “A. Codazzi” non siamo stati pagati per ben 4 mesi. La dirigente, Anna Grazia Greco, aveva effettivamente dirottato l’intera cifra del finanziamento ministeriale (140.000 euro) su un’altra scuola, la “Bolivar y Garibaldi”.
Il motivo di tale comportamento è semplice: verso maggio 2005 il fidanzatino della Greco aveva lasciato che alcuni alunni di 4^ della scuola primaria visionassero siti pornografici durante la sua lezione di informatica.
Per questo motivo c’era stata una sollevazione dei genitori di quella classe, protesta legittima, ma prontamente soffocata in base a non meglio specificati principi pedagogici...
In seguito però, i corsi del fidanzatino della Greco erano stati rifiutati dalla Giunta Direttiva della scuola (settembre 2005) dato il suo comportamento per nulla professionale.
Di lì prende piede la ripicca “istituzionale”, di stampo fascio-massonico, della Greco.
Ora, trovo assai curioso che una persona come Anna Grazia Greco, con un filo diretto con il governo, perché solo questo spiega la nonchalance con cui costei poteva movimentare il danaro pubblico, non trovasse alcun modo per regolarizzarci. Ho passato 2 anni lavorando presso quella scuola, con una tale dirigente, senza vedere lo stralcio di un contratto. La vicenda in sé mi ricorda più “Mafia Connection” (oppure ‘ndrangheta connection), anziché un paese democratico.
Ora capisco perché la denuncia da me presentata al Tribunale di Caracas contro quella gentaglia ha creato tanto scalpore scatenando una valanga di omertà e insabbiamento: significa che gli è andata direttamente a “quel servizio”... 


Istituzioni che beneficiano del finanziamento ministeriale - Caracas

martedì 27 settembre 2016

Marisa Bafile - La vecchia cariatide e la cricca Codazzi

L'articolo che segue, a firma Marisa Bafile, risponde ad una sottile "provocazione intellettuale" della vecchia cariatide, ex dipendente del Consolato Generale di Caracas. Quel vecchio puttanon, infatti, alla data dell'articolo, aveva decisamente rimosso lo scandalo e gli sprechi derivanti dalla pessima gestione della scuola da parte della dirigente Anna Grazia Greco, nonostante risalissero a pochi mesi prima. 

Quando si parla a sproposito di privilegi...

I cavalieri inesistenti” della Scuola Codazzi

Sono loro quelli che ogni mattina ricevono nelle aule centinaia e centinaia di ragazzi, sono loro quelli che hanno il compito di trasmettere la cultura e la lingua italiana, sono loro quelli che hanno l’enorme responsabilità di seguire i nostri figli nel difficile cammino della crescita. Eppure i professori della scuola Agostino Codazzi, assunti in loco contano tanto poco per l’Italia che con un’ironia amara sono stati paragonati al “cavaliere inesistente” di Italo Calvino.

E la remunerazione che ricevono per le ore che trascorrono nelle nostre aule avvicina il loro lavoro ad un’opera di volontariato. Gli unici contributi che arrivano dal governo sono finalizzati al pagamento di lauti stipendi per pochissimi professori che vengono dall’Italia mentre tutti gli altri, quelli che davvero hanno a cuore la scuola, quelli che hanno preparato generazioni di studenti e sono per tutti noi amati punti di riferimento, ecco, quelli hanno diritto a guadagni tre o quattro volte inferiori.

In numerose occasioni è stato posto il problema alle autorità competenti. Inutilmente. Un silenzio che ha il sapore amaro dell’indifferenza è stata la risposta alle varie proposte presentate con la speranza di trovare una strada per restituire giusta dignità all’operato del corpo docente locale.

La scuola puó accedere ad ulteriori finanziamenti solo per progetti specifici. Nella pratica questo si traduce nel pagamento della persona inviata ad hoc dall’Italia. Per i professori locali non é previsto nessun apporto. Eppure dovrebbe essere piú importante offrire condizioni di lavoro degne ai docenti piuttosto che avviare specifici progetti che, seppur importanti, non sono essenziali per la formazione degli studenti.

Ma ciò che fa ancora più male è che questi professori vengono snobbati come se fossero docenti di serie B, come se non sapessero parlare l’italiano, come se non avessero le carte in regola per l’insegnamento. Ed invece sono tutti laureati, hanno l’abilitazione, sono italiani, anzi, alcuni hanno esclusivamente il passaporto italiano e, soprattutto, possono vantare anni di esperienza. Se consideriamo che insegnare dovrebbe essere qualcosa di più del semplice atto di inserire qualche dato nella memoria dei ragazzi, possiamo facilmente capire che un “nostro” insegnante può seguire molto meglio i figli degli italo-venezuelani perchè conosce la cultura sia dell’Italia che del Venezuela, perchè ama sia l’Italia che il Venezuela, perchè a sua volta é genitore di ragazzi che studiano e crescono in questa città. Compito meno facile per chi arriva dall’Italia senza conoscere nè la cultura nè la lingua del paese e il più delle volte senza esperienza di insegnamento.

  Sarebbe tutto più semplice se i funzionari che hanno il compito di aiutare a crescere la scuola Codazzi cercassero davvero di capirla, amarla e valorizzarla. Sarebbe piú facile se decidessero lavorare insieme al corpo docente, se si preoccupassero di conoscerne capacitá e potenzialitá. In quel caso, ne siamo certi, si riuscirebbe tutti insieme a trovare qualche soluzione. Purtroppo invece la Codazzi, pur essendo l’unica scuola realmente italiana, l’unica che fa capo ad un’associazione civile senza fini di lucro, l’unica riconosciuta dall’Italia che ne ha riconfermato la parità l’anno scorso dopo una ennesima ispezione del Ministero, é penalizzata rispetto ad altre scuole che invece sono venezuelane, sono private e si limitano a impartire corsi di italiano.

Ma se é vero che la Codazzi é una delle piú importanti istituzioni della collettivitá, che gli insegnanti locali sono un patrimonio di tutti perché é a loro che affidiamo, con fiducia, la preparazione e formazione dei nostri figli, allora non possiamo aspettare che gli aiuti ci piovano dal cielo. Tocca a noi assumerne le difese.  
Marifa Bafile e la Cricca Codazzi - La Voce d'Italia

sabato 24 settembre 2016

Franco Chirico, una dedica del "sant'uomo"...

Su un libro firmato da papa Giovanni Paolo II, "Famiglia diventa ciò che sei!", edito da Franco Chirico ho trovato questa interessantissima dedica tracciata dal "sant'uomo" di suo proprio pugno (o da quello della sua spettabile consorte...).

Con l'augurio 
che la famiglia Salvati
diventi una santa famiglia.

            Franco e Maria

Tanto per restare aggiornati sul personaggio in questione, va detto che, oltre a continuare il suo "apostolato neocatecumenale", il Chirico ha cominciato da qualche tempo a stampare direttamente per il Vaticano... è risaputo; da quelle parti hanno una particolare predilezione per i personaggi torbidi come lui.

La dedica, Franco Chirico e Maria


domenica 18 settembre 2016

Religione e religiosità, di Albert Einstein | Franco Chirico massone del Cammino Neocatecumenale

Sui miei blog parlo spesso del "sant'uomo" Franco Chirico, che in realtà rappresenta l'esatto opposto del significato di santità. Il Cammino Neocatecumenale, a cui il "sant'uomo" è strettamente vincolato, è una setta di tipo fascio-massonico, interessata come tale a forme di controllo e manipolazione degli individui.
Dunque, per poter chiamare le cose e i fatti con il loro nome, bisogna innanzitutto comprendere cos'è la religione ed in che modo si configura.

Religiosità: modo personale, soggettivo di vivere il rapporto con Dio, con il sacro o semplicemente con l'universo. Un esempio efficace si può trovare nelle seguenti parole di Einstein: "Voi troverete difficilmente uno spirito profondamente devoto alla scienza che non abbia un suo prorio sentimento religioso. Si tratta però di una religiosità diversa da quella dell'uomo semplice. Per quest'ultimo Dio è un essere di cui si cerca la bontà e si teme il castigo; la sublimazione di un sentimento simile a quello che nutre il bambino verso il padre; un essere col quale si stabilisce, per così dire, un rapporto personale, per quanto rispettoso esso sia. Al contrario, lo scienziato è penetrato dal senso della causalità universale. Il futuro per lui è altrettanto necessario e determinato del passato, e la morale non ha nulla di divino, ma è un fatto puramente umano. Il suo sentimento religioso assume la forma dello stupore estatico di fronte all'armonia delle leggi della natura, rivelandogli una intelligenza talmente superiore che, confrontata ad essa, tutto il pensiero e l'agire degli uomini appare come un riflesso del tutto insignificante. Questo sentimento è il principio che lo guida nella sua vita e nel suo lavoro nella misura in cui egli può elevarsi al di sopra della schiavitù dei suoi egoistici desideri. Un tale sentimento è certamente assai vicino a quello che hanno provato gli spiriti religiosi di tutti i tempi". (Albert Einstein - 1957)
Scrittori e opere, Marchese/Grillini – ed. La Nuova Italia

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Gianluca Salvati - Lotta di cani

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